20 (Not So) Random Tracks …You Should Listen To

Di The Dose

Eccoci al secondo appuntamento con la nostra playlist da ascolto, bene, iniziamo subito senza perderci in convenevoli. Il primo pezzo di cui vi voglio parlare è quello che apre la playlist.

Moses Sumney sa essere un visionario e seguendo questa rubrica avrete modo di capire perché.In “Gagarin” è tratta dal nuovo albumGræ” . La voce, abbassata di tonalità, dilata lo spazio intorno a noi fino ad esplodere nel delirio di piano e synth dell’ultimo minuto.  Catalogare sotto la voce “jazz cosmico”.

Moses Sumney

Ho un debole per l’ R’n’B, vedendo le vecchie playlist l’avrete capito.
A Muse In Her Feelingsil nuovo disco del duo dvsn mi è piaciuto ed era inevitabile che finisse in playlist. Fra le varie collaborazioni c’era l’imbarazzo della scelta (ci sono pure Popcaan e Buju Banton!) così ho selezionato l’opener No Good”. Il super piano anni ’80 stile Yamaha DX7 mi ha colpito fortissimo e non ho avuto scampo.

Procedendo troviamo i Muzz, super-gruppo composto da membri delle band Interpol,The Walkmen e Bonny Light Horsmen. La band propone una particolare interpretazione del genere “Americana” . Folk cinematico, a tratti tinto di psichedelia. Consiglio tutto l’omonimo album
 

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MUZZ

Ho sempre amato l’ampio spettro del post punk. Simon Reynolds data la fine della sua spinta innovativa al 1984 ma evidentemente il suono è duro a morire. Ci sono parecchi gruppi che più o meno dichiaratamente tengono accesa la fiamma del genere. I tre che sono finiti in playlist questo mese ne sono l’esempio.

I Nation Of Language sono di Brooklyn, flirtano con il synth-pop e a tratti fanno pure ballare.

I Do Nothing, invece, sono di Notthingham, prediligono un suono più affilato e sembrano quegli amici che dopo un paio di birre ti fanno finire in qualche rissa. Anche i canadesi Crack Cloud possono far ballare, il riff di tastiera di questa traccia suonerà familiare agli appassionati del genere. Ok, andiamo avanti.

Odio dover parlare di musica in relazione a certi fatti ma è impossibile ignorare cosa sta succedendo in America.Infatti, come è già successo mille altre volte, le ingiustizie sociali fanno alzare la voce a tutti, anche ai musicisti.

In relazione ai fatti che ben conosciamo, riguardanti il brutale omicidio di George Floyd da parte di un poliziotto, il rapper Terrace Martin in collaborazione con Denzel Curry e Kamasi Washington  ha dato il suo contributo confezionando una traccia dura con video esplosivo ad accompagnarla. Pig Feetha un suona crudo che richiama “Fight The Power” dei Public Enemy ricordandoci che la lotta ai soprusi non è mai finita. 

Bene,siamo giunti quasi alla fine del nostro viaggio ma prima c’è una novità. Da ora in poi periodicamente ospiterò nella playlist un pezzo scelto da un amico. L’ospite ci spiegherà il perché l’ha selezionato.

Il primo della serie non poteva essere nessun altro se non uno dei miei più cari amici nonché uno dei fondatori della piattaforma che mi ospita. 

Per la prima guest track lascio quindi la parola a Chiskee

“Ho scelto Time dei Free Nationals perchè penso sia uno dei miglior singoli rilasciati negli ultimi due anni. Kali Uchis e la voce di Mac Miller sono semplicemente incredibili.”

A chiudere la playlist c’è una delle canzoni che amo di più in assoluto. Dicendo che la amo non sto esagerando credetemi. Parlo di What’s Going On di Marvin Gaye.

Marvin Gaye – Whats going on

Esattamente come “Winter In Americadi Gil Scott Heron ancora, dopo milioni di ascolti, mi emoziona. Non bisogna sforzarsi per sentire nella voce di Marvin l’urgenza, il bisogno fisico venato di disperazione, di cantare quelle parole

Mother, mother
There’s too many of you crying
Brother, brother, brother
There’s far too many of you dying
You know we’ve got to find a way
To bring some lovin’ here today
….”

In fin dei conti se è una delle canzoni di protesta più riuscite di sempre un motivo ci deve essere e non c’è un momento migliore di ora per suonarla a tutto volume.

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