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Abatantuono Psichedelico

La prima parte di una serie di articoli sul cinema di Diego Abatantuono, quello meno conosciuto e più psichedelico.

Era Cecco, il nipote del fornaio sotto casa. Era un orrendo butterato di ventisei anni con il culo molto basso e un alito agghiacciante, tipo fogna di Calcutta.

Fantozzi contro tutti

Il mio primo incontro con Diego Abatantuono è stato durante un film di Fantozzi: il ruolo era piccolo ma la sua interpretazione e la sua verve hanno reso quel personaggio da macchietta a icona le cui battute sono tramandate di generazione in generazione. Era il 1980, e da lì iniziarono gli anni d’oro del terrunciello (la cui paternità è da attribuire a Giorgio Porcaro): Abatantuono diventa una maschera del cinema, tutti lo cercano, tutti lo corteggiano. Eccezzziunale… veramente, Grand Hotel Excelsior, Viuuulentemente mia, Il Ras del Quartiere, il lentissimo Attila flagello di Dio solo per citarne alcuni: vincenti al botteghino e pieni di odierne espressioni ormai comuni.

A metà degli anni ’80 il cambio di carriera: l’incontro con Pupi Avati per il meraviglioso Regalo di Natale, Un Ragazzo di Calabria di Comencini e ancora Avati per Ultimo Minuto. Arriva Gabriele Salvatores e nel 1991 Mediterraneo, universalmente riconosciuto come uno dei migliori film italiani degli ultimi quaranta anni. Ancora Salvatores con Puerto Escondido e inizia la psichedelia.

Negli anni ’90 Abatantuono si rende protagonista di un discreto numero di pellicole, alcune dimenticate, altre forse trascurabili ma che a mio avviso rappresentano dei tasselli importanti della vita artistica di questo straordinario attore.

Iniziamo un viaggio nella cinematografia degli anni ’90 e 2000 di Diego Abatantuono, quella che chiamo – tra il serio e il faceto – la filmografia Psichedelica dell’attore milanese.

Abatantuono psichedelico

Arriva la Bufera (1992)

Forte del successo dell’anno precedente con Il Portaborse, Daniele Luchetti torna a sondare la pancia e i vizi dell’Italia di quegli anni con un film grottesco e coloratissimo. Un giudice svogliato e fiaccato da una relazione arrivata al capolinea viene mandato in un paesino del sud dove, tra i miasmi delle discariche (la politica di quegli anni), dovrà combattere contro il potere di tre sorelle che comandano come regine attraverso mazzette e politici compiacenti. Il tutto è ambizioso, forse troppo: molti i temi trattati e alla lunga può stancare. Ma la prove degli attori, Abatantuono e Silvio Orlando sugli altri, salvano un film che in alcuni tratti risulta confuso: Luchetti esagera, sia nella storia che nell’autocompiacimento. Non mancano però i momenti divertenti. E i colori sono favolosi.

Momento psichedelico: la pioggia di rifiuti .

Il Toro (1994)

Abatantuono e Roberto Citran in un Road Movie direzione Ungheria. Il furto di un toro e via verso le terre magiare in cerca di un acquirente per l’animale: un viaggio ricco di insidie e soprattutto di riflessione. Carlo Mazzacurati è bravissimo nel far crescere i personaggi col passare del tempo, buona la scelta di non sottotitolare i dialoghi ungheresi (così da far restare spaesati gli spettatori). Il toro è il vero protagonista del film, vissuto a volte come un amico altre ostentato come un premio. Abatantuono è molto bravo nel non strafare e rimanendo reale e tagliente (di Salvatoresiana memoria): il suo più grande pregio è quello di ridare vita ad alcuni momenti che sarebbero risultati lenti senza la sua verve; Citran è una spalla perfetta, sia nel volto che nella voce: vincerà infatti la Coppa Volpi per l’interpretazione. Meravigliosa la famiglia croata. Un film da vedere. Pregevole la colonna sonora di Ivano Fossati.

Momento Psichedelico: la scena della dogana.

Diego Abatantuono psichedelico
Roberto Citran, Corinto e Diego Abatantuono

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Viva San Isidro (1995)

Capiamoci: non stiamo parlando di un capolavoro. Il film di esordio di Alessandro Cappelletti in un Messico dalle atmosfere di Puerto Escondido vorrebbe parlare di calcio ma parla di un po’ di tutto, da un carico di cocaina in un aereo abbandonato fino ad arrivare ad un’esilarante sfida tra narcos e federali. Sullo sfondo un misterioso Don Pedro (naturalmente Abatantuono) che farà capolino nell’ultimo quarto d’ora per regalarci un ingresso in scena che definire clamoroso è poco. Il film scorre via senza infamia e senza lode, a me personalmente ha divertito e l’ho rivisto volentieri, se non altro per quel finale dove Abatantuono da a tutti una lezione di espressività.

Momento psichedelico: l’ingresso di Don Pedro.

Diego Abatantuono Psichedelico
Abatantuono psichedelico

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