ANIMALI NOTTURNI Vol.2

Di Giuseppe Trupiano

“Addio duck face: ora va di moda il fish gape”. Prima dei filtri Instagram, dell’engagement, della ricerca di nuovi followers attraverso il reach dei propri post, c’è stato un momento brevissimo, ma molto romantico, in cui per sentirsi parte di un certo contesto, essere (o apparire) era essere il meno contestualizzato possibile. Appunti di viaggio presi anche a trenta chilometri da casa, le maglie sgualcite di gruppi per lo più sconosciuti, quella voglia di Londra e Berlino, tanta Berlino. Poi Barcellona, Malaga e gli amici spagnoli borrachos. Infine Milano, ma solo a Brera, Plastic e MiAmi e soprattutto le Holga, le Diana, lo sviluppo, gli acidi e le doppie esposizioni. Che fine hanno fatto le ragazze con la Lomo, con le loro magliette a righe e le Victoria profumate ai piedi?

Il momento nostalgia mi serve come incipit per un viaggio caleidoscopico fatto di luci, specchi e riflessi, tra vecchi classici e la mia tanto amata musica da ascensore.

Primo piano, Slow Attack Ensamble – Music For Turntable, Guitars & Sampled Instruments (Second Thoughts Records), un piccolo miracolo new age che omaggia Steve Reich di Music for 18 Musicians, ma è meno noioso di quello che potrebbe sembrare dal titolo. Piano secondo, il nostro caro vecchio Neil Young con Out of the Weekend, una ballata di altri tempi inclusa in quel capolavoro che è Harvest del 1972. Piano terzo, Cheval Sombre Sonic Boom: chitarre, gabbiani, cuori caldi e lens flare. Poi gli elvetici Amber Unit, che sembrano aver sequestrato Bombino e Tourè, portandoli in vacanza tra gli alpeggi. This Mortal Coil invece è l’eclettico duo formato da Ivo Watts-Russell e John Fryer, entrambi ex Cocteau Twins, il primo creatore nel tempo libero anche dell’etichetta 4AD, e in questa versione di Song to the Siren (l’originale è di Tim Buckley) chiamano in causa Elizabeth Fraser, che con struggente eleganza, ci culla con una performance strepitosa. Una carrellata veloce con le chitarre esili di 41 Degrees; dei tardi Beach Boys, ormai stanchi di fare baldoria e Kenot con La Danse Des Corneilles, una danza psichedelica adatta al bambino più stupido ed intelligente della classe. Con Dan Deacon alziamo il tiro. Mystic Familiar è sicuramente uno dei miei album preferiti dello scorso anno. Vi permetto di sculettare, ma non troppo, soprattutto se siete in molti in ascensore. Piano Dieci, siamo quasi al top e i Meatraffle raccontano la ‘Ndrangheta a Londra prima di Report e da quello che so, è la prima volta che sento parlare di certi argomenti nella vecchia Albione.

Chiudo con Pyotr Ilyich Tchaikovsky e qui lancio una sfida: al primo che riesce a pronunciare questo nome senza vomitare, regalo un disco brutto. Faccio una premessa: la mia cultura musicale non è abbastanza ferrata su classica e lirica, i miei ascolti si limitano alle compilation con i migliori 40 successi di ogni tempo e a seguire l’inno nazionale sovietico. Ma alla morte del cigno però sono affezionato grazie a Billy Elliot, che ormai étoile indiscussa entra in scena finalmente senza vergogna e riempie di luce sia il palco che gli occhi del suo povero padre. Viva Billy Elliot e le ragazze con la Lomo!

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