ANIMALI NOTTURNI

Parole e Musica di Giuseppe Trupiano

È mezzanotte. Fumo l’ultima sigaretta, contemplo dalla finestra la città svuotata, i suoi palazzi, qualche auto, un bus che si dirige verso il deposito, le fronde degli alberi sotto casa mosse dal vento mi ricordano il mare, in lontananza sento il treno. È un fatto strano questo. Da casa mia non si sentiva il treno. Il 2020 mi ha fatto questo regalo. Poteva andare peggio se penso al 1791 di Maria Antonietta.

Atmosfere rarefatte, suggestioni metropolitane, un’escursione notturna tra uscite recenti e meno, poche parole, tante speranze.

Aprono L’arpa di Mary Lattimore e Christina Vantzou, la più nordica tra gli artisti di Kansas City, un passaggio dreamy di Bing&Ruth e la solennità di “The Celestial city” di A Winged Victory for the Sullen, un disco ambient costruito tra i vicoli delle Città invisibili di Calvino. La lentezza della quotidianità lascia il posto al “Main Man” dell’hip hop più attuale Madlib con Hopprock, singolo che anticipa il disco Road of the lonely ones in collaborazione con Four Tet, se vi sembra poco. Poi tanta Inghilterra, da Manchester Gogo Penguin, i tropicalismi di Greg Foat sotto la garanzia della Strut Records, Hania Rami con il suo secondo album Home ci porta dritti ditti in un film di Noah Baumbach.

Aphrodite Child

Con 666 – Aphrodite’s Child giungiamo al termine della selezione, disco postumo del 1972, uscito ben due anni dopo lo scioglimento della band che fu di Vangelis e Demis Roussos, un capolavoro che congeda la stagione hippie e guarda con disprezzo l’orizzonte, dove inquietanti, si cominciano a palesare le sagome dei colonnelli greci.

Madlib

L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.

Italo Calvino

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