DAWSON’S CREEK – Da grande ho deciso di diventare Dawson Leery

Da qualche giorno tutte le stagioni di Dawson’s Creek sono su Netflix

Non ho avuto Netflix quasi per un anno. Non perché mi dovessi disintossicare, né perché sono rimasta senza account visto che mio padre ha smesso di pagare, né perché sapessi tutto ormai di droghe e né perché la casa è troppo piccola per avere un divano e quindi quella cosa “sta sera divano e Netflix” non l’ho mai ben capita. E neanche perché la produzione italiana di Netflix mette a dura prova la mia tolleranza. Ed essere sopravvissuta ai lockdown con il palinsesto della tv italiana non è stato il motivo per cui sono andata in terapia.

Poi durante i giorni di Natale, ho ceduto e non l’ho disattivato per vedere ancora Dawson’s Creek. Praticamente, pago Netflix per vedere Dawson’s Creek.

La serie più reazionaria della mia gioventù, in cui una che beve dello spumante cade da un pontile e muore.

Quelle di vent’anni fa erano già le repliche su Italia Uno di pomeriggio. La tv dalla camera me l’avevano tolta perché mia madre non voleva che guardassi Beautiful. Andavo al liceo e ci stava una compagna di classe che era convinta di essere Joey Potter. Sì, proprio quella che manda il padre in carcere. Una di quelle che ti fa sentire per forza una sfigata perché non hai un Dawson e un Pacey che vorrebbero pomiciare con te e sposarti a sedici anni, una di quelle che ti deve insegnare ad essere un’adolescente vissuta, matura e moralmente perfetta. L’ho sempre odiata Joey Potter. “Le cose cambiano Dawson, evolvono.” Ecco, Joey Potter è sicuramente la responsabile della rovina di gran parte della mia generazione. Una massa di adolescenti e tardoadolescenti hanno passato gli anni migliori del liceo alla ricerca di qualcuno, anche un po’ sfigato, preferibilmente non bellissimo, uno di quelli con la media tra il 5 e il 6, uno di quelli che poi le avrebbe lasciate dopo un pomeriggio di pomiciata e all’ennesima paternale su quanto fosse importante non fumare neanche le sigarette a ricreazione e bere esclusivamente Coca-Cola per il resto della vita. Ho sempre odiato Joey Potter. E anche le sue seguaci.

E poi alla fine Joey Potter sceglie Pacey Witter.

Dopo sei stagioni, anni di repliche, le stesse puntate viste mille volte perché per una strana coincidenza erano in onda sempre le stesse anche a orari diversi in anni diversi, forse anche in paralleli diversi e anche oggi che posso guardare la stessa scena avanti e indietro all’infinito, Joey sceglie sempre quello scemo di Pacey. Perché lui dice di volerla felice. Felice e basta. Oppure l’ha fatto perché alla fine ha capito che la ripetuta visione dei film di Spielberg a cui la sottoponeva Dawson rientra nei reati di tortura.

In queste notti, ora che ho superato l’età consentita per vedere i teen drama, forse dovrei ascoltare i consigli di Netflix e continuare a guardare le serie sulla droga e come uscirne. E invece l’unico per cui mi arrampicherei alla finestra è il piangente Dawson, più per la sua spiccata attitudine al melodramma, che per le videocassette di Spielberg. E perché come lui, ho deciso di fare un film sui miei giovani dolori disgraziati. È stato coraggioso il povero Dawson. In un mondo in cui si è scelti o si esclusi, ha deciso di fregarsene e ha molestato tutti con la sua storia e ha scelto lui il finale. Perché è sempre la stessa faccenda, davanti ai forti che vincono e decidono che sei un debole che può andare a farsi fottere, puoi solo crearti il tuo spazio e scegliere te chi essere e mandare loro a farsi fottere.

Se avessi continuato a guardare Beautiful sarei stata sicuramente meno tormentata, sarei stata sposata venti volte e pure su un cavallo bianco sulla spiaggia.

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