Futura: There goes my hero

Sono tornato stasera verso le 22:13, in violazione del coprifuoco, in violazione delle leggi fisiche e di quelle morali (tornando un ragazzo mi ha detto bella zì e io non ho reagito). Il mondo fa sempre cagare, ma l’anno scorso la sera prima del lancio di Futura eravamo bloccati in casa e molti non vedevano nessuno da mesi. Io ero da solo da tempo immemore, riuscivo a fuggire ogni tanto per andare a trovare i miei genitori: le uniche risorse che avevamo per farci forza erano queste call che tanto odiamo per quanto sono utili.

La profezia dell’armadillo

Il mondo fa un po’ meno cagare si, per gli altri.

Io di lavoro faccio, facevo, farò, non so bene che verbo usare, il dj. Si, di lavoro faccio il dj e organizzo eventi. Non stacco e vado a mettere i dischi per passatempo: è la mia professione, la mia vita e la mia malattia. Ci siamo trovati lo scorso anno disoccupati(lo siamo ancora, gli eventi sono fermi), senza una prospettiva e con tanta gente che ricominciava con la solita domanda: ma tu che fai di lavoro? Quindi tra dirette, dischi ascoltati, dischi prodotti, dischi tirati al muro (è successo anche questo) ci siamo detti che serviva un qualcosa in più.

Che facciamo? Facciamo un sito.

Videochiamata dopo videochiamata iniziamo a chiamare gli amici che scrivevano in giro, persone che hanno voglia e che più in generale sono entusiasti e li coinvolgiamo. Nessuno sa bene che faremo di questa cosa ma ci inizia a prendere bene. Ma poi scusate siamo chiusi in casa, oltre a commentare le stories su Instagram in prospettiva di qualche avventura erotica di qualche storia d’amore che avremmo dovuto fare?

Facciamo il sito.

Prendiamo il dominio, facciamo queste cazzo di call, facciamo tutto con la gioiosa inesperienza degli adolescenti che abbiamo superato solo anagraficamente. Iniziamo a contattare gente: iniziano i problemi.

Si ma che lo fate a fare il sito? Guardate che poi bisogna stargli dietro.

SI, MA.

Quante volte ho sentito queste due sillabe e quante volte mi hanno ferito e hanno interrotto i miei piccoli sogni di gloria. Potrei raccontarvi di quando a abbandonai lo studio legale dove lavoravo per mettere i dischi a tempo pieno e tutti mi dicevano che ero un coglione, o quando avevo inventato una nuova festa e tutti mi dicevano che faceva schifo e che non ci sarebbe venuto nessuno o quando prendevo un aereo verso Londra invece di farmi una cenetta tranquilla e una domenica di sport in TV. Magari ho sbagliato tutto nella vita, magari sono il più grande dei falliti ma l’ho fatto sempre con coscienza e soprattutto l’ho fatto sempre essendo me stesso.

Negli ultimi anni però questi SI MA hanno iniziato a pesare di più: sarà l’età, sarà il mutuo, sarà che quando sei da solo da tanto tempo inizi a pesare ogni giudizio come fosse una sentenza della Cassazione. E quindi ho iniziato a pesare i dischi che mettevo, le parole che dicevo (si lo faccio anche se spesso non si direbbe), a pesare dei rapporti che avrei potuto vivere come sono io realmente: con leggerezza. E questa insoddisfazione la avvertivo ma vai a capire cos’era. E quindi che fai? La sommergi. Con le serate, con le sigarette, con la vodka, con le persone, con tante cose e questi SI MA se ne vanno per un po’.

ARRIVA IL COVID

Arriva il Virus e salta il banco. Senza lavoro, senza persone vicino, restano solo le persone che contano davvero. Chi sono quelli della foto da tenere? Cantava Enrico Ruggeri. E col Virus è stato così, tante persone se ne sono andate, tante le hai tagliate e siamo rimasti in pochi. Potrei dire che questa cosa è stata drammatica, in parte si ma in realtà mi (ci, perché è successo a tanti) ha fatto capire cosa conta, chi conta e anche perché conta.

Quindi torni alla base, alle radici. Ho ripreso la chitarra, ho ricominciato a produrre musica per me e ho riascoltato dischi che hanno un valore per me. E abbiamo fatto Futura, che in un momento come quello dello scorso anno è stata come un’oasi nel deserto: banale lo so: come lo zenzero sul moscow mule vi piace di più?

Futura: there goes my hero

Il primo maggio del 2020, nel mezzo di una pandemia, 4 stronzi decidono di fondare un sito che parlasse di musica, film, fotografia, serie tv e altro. Ce n’era bisogno? Non lo so. Ne avevamo bisogno? Si. Abbiamo fatto bene? No, abbiamo fatto BENISSIMO.

Da questo sito Web sono nate collaborazioni, rapporti di amicizia, si sono solidificate delle cose che alle 3 di mattina sono sempre labili. È nato un canale mixcloud dove i Dj mandano i propri mix (e va abbastanza bene), è nato un appuntamento fisso in un’isola in mezzo a un lago dove ogni domenica la scorsa estate c’erano concerti e dj set, non so magari è sbocciata qualche storia d’amore al tramonto.

Futura mi ha fatto capire che molto spesso a quei SI MA bisogna rispondere con un sorriso mentre si prosegue con le proprie idee, i propri sogni, le proprie aspirazioni. Futura mi ha insegnato che certe passioni sopite (quella di scrivere ad esempio) vanno coltivate nonostante gli altri. Futura mi ha insegnato il valore di certi rapporti: è mezzanotte passata(si lo so, in altri tempi il venerdì a quest’ora stavamo facendo shottini colorati e spero di tornare a farlo) e siamo qui a sistemare il sito per domani. E come diceva Nick Hornby anche una nuvola di pioggia ha i suoi contorni d’argento.

Tutto ciò per dire che una cosa buona questa maledetta pandemia l’ha avuta: ho capito di non ascoltare sempre chi vorrebbe buttarmi giù, ho capito che spesso è meglio un sorriso inutile che una ennesima lamentela e che bisogna dedicarsi alle persone e alle cose che hanno un valore per noi. Per questo devo ringraziare Futura e gli amici che ci scrivono e che l* portano avanti. Continuo a non averci una lira ma almeno sono un po’ più contento di prima. Futura: you are my hero.

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