Guè Pequeno e DJ Harsh: Il cinema di strada avrà sempre il suo fascino

Di Alessandro Boila

“Se la vita veloce non fa per voi non provate a rifarlo a casa, ma limitatevi a sognare ascoltando il flow che non avrete mai”.

Si apre così il quarto progetto di una delle saghe che ha fatto la storia del rap italiano “Fastlife” di Guè Pequeno e DJ Harsh. Conosciamo ormai tutti il livello di stacanovismo di Guè, che con cadenza quasi annuale irrompe nella scena con un nuovo disco e si fa protagonista delle classifiche ufficiali. Questa volta però è necessario scendere molto più in profondità per capire quanto sia stato fondamentale pubblicare un “Fastlife” in questo momento.

Guè Pequeno

In un contesto sociale così politicamente corretto, in cui giornali, talk show, influencer, opinionisti del web si scagliano continuamente in un’assennata caccia alla strega cercando soggetti a cui puntare il dito, Guè Pequeno, nonostante l’impatto mediatico che comporta la sua figura, decide di uscire con un progetto tutt’altro che politically correct. A fare da protagonista, infatti, è tutto l’immaginario di strada a cui il rapper ci ha da sempre abituati, ricco di riferimenti cinematografici, grezzo, crudo e pregno di quella cultura prettamente Hip Hop. Al suo interno non troviamo nessuna hit da radio o qualche pezzo soft per rendere il disco più fruibile. Ma anzi traccia dopo
traccia Guè delinea un racconto di strada sempre più cupo, contornato da un ego trip e dalla descrizione di situazioni in cui risulta ben difficile credere che siano solo frutto dell’immaginazione, ma che l’artista sia stato spesso spettatore esterno ed anche protagonista.

Guè Pequeno

È importante sottolineare come Guè abbia deciso di mantenere quelle caratteristiche che appartengono all’ideale di Mixtape. Innanzitutto la presenza di numerosi feat (ben 9 su 14 tracce), ma soprattutto la varietà, passando da colossi come Marracash, Salmo, Luchè e Noyz Narcos fino ad arrivare a dare spazio ad emergenti come MV Killa e Vettosi. Non è infatti insolito per un Mixtape ospitare anche ragazzi che si stanno facendo piano piano il loro nome nella scena. Rasty Kilo e Noyz Narcos contribuiscono a dare quella sfumatura più underground, così come Bassi
Maestro
nelle vesti di produttore di musica elettronica con lo pseudonimo di North of Loreto, permette a Guè di sperimentare e rendere questo progetto di una versatilità unica. Onore al merito per “Smith & Wesson Freestyle” insieme a Marracash, in cui l’ormai consolidata coppia, si alterna le barre, riportandoci indietro nel tempo a quel periodo delle Jam in cui i freestyler si sfidavano a colpi di rime con una base sotto in quattro quarti.

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Perché dunque è così importante un progetto simile in questo periodo storico? La risposta alla domanda è ovvia. Pensiamo a quanto ormai questo genere sia saturo di finti gangsters, racconti di strada spesso inventati ed un immaginario poco plausibile. A quanti ragazzi si spacciano per ciò che non sono, affascinati da una realtà che non gli appartiene. Guè ristabilisce un po’ l’ordine, facendo prendere aria e dando nuova linfa vitale a dei contesti ed un immaginario che stava affogando lentamente, sommerso da artisti monotematici e ripetitivi, privi di un background che desse spessore alle loro rime.

Guè Pequeno

Un artista come Guè, inoltre, nonostante gli anni di carriera, decide di fare di nuovo da ariete di sfondamento nel mercato musicale, per far in modo che questo politicamente corretto non inaridisca e faccia marcire un genere che da sempre è stato esempio di denuncia sociale e narratore di fatti che nella società spesso passano in secondo piano o oscurati per la troppa crudezza e violenza.

Guè Pequeno

Guè Pequeno insieme a Dj Harsh hanno dato vita ad un nuovo capitolo della saga, che probabilmente, per il valore aggiunto indicato sopra risulta essere uno dei più importanti e decisivi, consacrandolo come un Istant Classic di cui si parlerà per parecchio tempo, sfondando le porte per l’ennesima volta ad artisti emergenti e non che potranno sentirsi liberi di esprimere se stessi, prendendo come esempio un progetto che aveva tutti gli occhi puntati su di lui ma che non ha avuto la paura di essere messo al rogo, proprio perché è questo che contraddistingue la cultura
Hip Hop: fare ciò che si vuole, come si vuole e quando si vuole. La libertà nel senso più assoluto profuma d’asfalto.

Guè Pequeno - Fast Life 4

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