Il gruppo più sbagliato della storia: contro i Foo Fighters.

Whatever you do
Don’t tell anyone
Whatever you do
Don’t tell anyone

Queens of the Stone Age – the Lost Art of Keeping a Secret

Giorni fa Dave Grohl (non sto qui a spiegarvi chi sia, perché a tutto c’è un limite) ha compiuto gli anni. Ovviamente sui social è stato un florilegio di celebrazioni, amarcord e rievocazioni che hanno portato il Nostro a parlare della sua carriera. Le solite chiacchiere sul presente, sul passato o su come sua figlia 14enne voglia suonare shoegaze (mmah). Quest’ultimo bizzarro passaggio è contenuto in un’intervista radiofonica durante la quale Grohl confessa di sognare ancora i Nirvana e di avere questa sensazione che ci sia, in qualche posto nel mondo, un’arena vuota che aspetta un loro concerto. Bellissimo pensiero, segno di un legame e una riconoscenza artistica che Grohl non ha mai lesinato nei confronti di chi gli ha permesso di essere ciò che è.

I Nirvana al completo

Fin qui, nulla da eccepire.

Però.

La suddetta intervista è stata concessa a Classic Rock, sito che come sottotitolo ha “the Home of High Voltage Rock’N’Roll“, una roba che fa tanto Spinal Tap (non sapete chi siano? VERGOGNA!!!) e che ci fa capire come, parlando di Grohl e Foo Fighters, ci si muova in piena zona birreria di provincia. Vedo distintamente i ROCKERS che fanno il gesto delle corna e l’headbanging al concerto della tribute band dei Nirvan, per dire. Mi viene anche da pensare che la famosa arena di cui ci parla il buon Dave tanto vuota non è, perché c’ha pensato lui a riempirla, guidando il gruppo più sbagliato della storia: i Foo Fighters.

Una classic rocker in azione

Intendiamoci, il problema non è tanto la musica, una cosa che oggi potremmo quasi definire “dad rock” e comunque un innocuo assemblaggio di cliché con qualche bel ritornello a corredo. Non parliamo dei Nickelback (simbolo di tutto ciò che c’è di sbagliato nella musica). La questione non riguarda nemmeno l’odioso fatto che buona parte della fama sia dovuta al legame RUOACK coi Nirvana e a tutta la valanga di cliché sugli anni 90. Alla fine ho anche io quei quattro o cinque pezzi dei Foo Fighters che mi piacciono (uno su tutti) e non potrei mai odiare fino in fondo una band con dentro Pat Smear.

I Nickelback, non è necessario alcun commento

Però.

Rock in 1000 è colpa loro. E non glielo perdono.

Aver dato ossigeno ad un’operazione del genere significa farsi Gran Visir nel processo di demolizione (ormai concluso) del rock come sottocultura e traghettarlo definitivamente nella zona comfort per giovani che si avviano pericolosamente verso la quarantina. Basti vedere il video di Learn to Fly, con il quale l’organizzatore Fabio Zaffagnini invitava i Foo Fighters a suonare a Cesena (riuscendoci): una distesa di relitti stempiati, giovani che sembrano quarantenni, divertentismo e GESTI ROCK. Roba di rarissima tristezza, che pone una enorme pietra tombale sul rock e sulla sua storia.

Zaffagnini in un’espressione ce definiremmo ROCK

Non bastasse questo, il tizio di Rock in 1000 ha poi proseguito la sua nefasta opera, fino ad arrivare alla pubblicazione di un contest avente come oggetto la riscrittura di Street Fighting Man degli Stones. Il claim invitava la COMMUNITY ROCK a riscrivere parte del testo, inserendo parole di speranza, lotta ed impegno. Una cosa al limite del falso ideologico, in ragione della quale mi aspetto che in futuro si possa pure andare oltre, tipo riscrivere Brown Sugar in chiave salutista (la storia di un tizio che preferisce lo zucchero di canna a quello raffinato?)

Conscio del fatto che il rock è morto e che non me ne frega un cazzo, inauguro dunque il 2021 con 15 pezzi ROCK che il tizio di Rock in 1000 non si merita. Con tante scuse a Dave Grohl: non azzecchi un disco da 20 e passa anni ed è tutta colpa tua ma ti vogliamo bene.

Open in Spotify


Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *