JOHN LANCHESTER – Il muro – Sellerio, 2020

JOHN LANCHESTER – Il muro – Sellerio, 2020

(traduzione Federica Aceto – illustrazione di copertina Andrew Wyeth, Tempera su pannello – particolare, 2001)

di Nicolò Bertotto

Immaginate la terra sconvolta da profondi cambiamenti.

Immaginate manipoli di disperati che tentano la fortuna per entrare in territori risparmiati dalla catastrofe, nei quali è ancora possibile una vita dignitosa.

Immaginate che le risorse vitali – cibo, acqua, combustibili – scarseggiano un po’ ovunque, con le  popolazioni più fortunate disposte a tutto pur di difendere i confini e le scorte rimaste.

Bene, tutto questo è Il muro di John Lanchester e se vi piaciono gli scenari apocalittici, è il libro giusto per voi.

Siamo in Inghilterra, in un futuro non troppo remoto.

Su tutto il litorale si erge un muro di cemento. Una linea difensiva sterminata, organizzata in caserme e punti di avvistamento.

Qui ognuno deve trascorrere due anni: una leva che serve a difendere il paese dagli attacchi degli “Altri”.

Sul muro il tempo non passa mai

L’unico svago che spezza turni di guardia massacranti – con un freddo che entra dentro le ossa – è una tazza di tè caldo e una barretta energetica “stopposa”.

Ad intervalli regolari, i “Difensori” possono tornare a casa, da genitori accusati di aver permesso che il mondo diventasse uno schifo.

Approfittare della sosta per disertare sarebbe inutile, dato che qualsiasi spostamento è tenuto sotto controllo grazie ad un microchip installato in ogni cittadino.

Oltretutto, le regole del muro sono severissime e le punizioni ancor più severe.

Per molte pagine, il nemico non arriva mai e sembra di leggere Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati.

All’orizzonte, si avvistano soltanto le barche della guardia costiera, che costituiscono il primo presidio contro possibili invasioni.

Poi, improvvisamente, due attacchi a breve distanza, l’ultimo dei quali risulterà decisivo per le sorti del protagonista.

Il quale è costretto a subire gli eventi ed una condanna ingenerosa, che non ammette appello e lascia un pensiero soltanto: “il bisogno disperato di fuggire unito alla certezza di non poterlo fare”.

Da lì avanti, il libro si fa ancor più avvincente.

La storia si sposta in alto mare, con il livello dell’acqua talmente alto da rendere complicatissimo l’approdo nelle terre (ancora) emerse.

Tra pirati, “comunità galleggianti” e piattaforme petrolifere abbandonate, i ruoli del buono e del cattivo non sono più distinguibili, il profugo diviene ospite e l’istinto di sopravvivenza l’unica bussola utilizzabile.

Sbagliato pensare che l’Autore abbia lavorato troppo con la fantasia.

Il muro porta al parossismo problemi attualisimi: le migrazioni, la costruzione di “muri” (di ogni genere), le differenze sempre più marcate tra paesi agiati e poveri, l’isolamento e l’accoglienza, il conflitto intergenerazionale nella gestione del tema ambientale e climatico, il controllo sempre più pervasivo della tecnologia.

Anche l’innalzamento dei livelli del mare non è uno scherzo; leggere per credere (Antonella Scott, Permafrost sempre più vulnerabile, la Siberia dà l’allarme al mondo e Antonio Navarra, Dalla Groenlandia il rischio d’innalzamento del mare, in Il Sole24ore, 28.6.2020, 10-11).

In ogni caso, Il muro vi piacerà moltissimo; portatevelo sotto l’ombrellone o dovunque andiate in vacanza.

Dello stesso genere:

-Paul Auster, Nel paese delle ultime cose, Einaudi, 2018

-Cormac McCarthy, La strada, Einaudi, 2010

Ascolto consigliato durante la lettura:

Real lies, North Circular (Real life-Marathon Artists-2015)

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Banksy

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