LA CLASSIFICONA DEI CANTANTI GRUNGE

Matteo Tiecco

Quest’anno si celebrano i 30 anni dall’uscita di Nevermind dei Nirvana, pietra miliare del movimento grunge di Seattle e uno dei vertici (altissimo) della musica pop-rock in generale. Viene da sé che il movimento, nato nei tardi 80s e che comincia la sua parabola discendente il 5 aprile del 1994, godrà pari modo della luce dei riflettori in quest’anno.

Il grunge è delicato da affrontarsi, si rischia sempre lo “shitstorm” da parte di chi poco lo tollera. Eppure fu un fenomeno fecondo, che portò alla ribalta Seattle e le sue band quali Nirvana, Alice in Chains, Pearl Jam, Soundgarden, Mother Love Bone, Hole (anche se per capire queste ultime vanno ascoltati i dischi di chi glie li ha veramente scritti), Screaming Trees, Melvins, fino anche ai TAD, i Mudhoney, ed anche gli “ibridi” Green River, Mad Season e Temple of the Dog. Ognuna di queste band ha sfornato uno o più dischi meravigliosi, e la cosa se non altro ha del particolare visto che si è trattato di una serie di ottime opere nel raggio di pochi chilometri e nel giro di pochissimi anni. Anche altre band geograficamente lontane da Seattle sono state parte del movimento: Stone Temple Pilots e L7 dalla California furono considerati parte del movimento chitarristico di Seattle. Anche quello che fu lo stoner (sempre californiano) con i Kyuss ne è stato influenzato, vuoi per l’amicizia del cantante Josh Homme con Mark Lanegan e con Dave Grohl, vuoi per i viaggi dello stesso in Seattle a cavallo tra gli stessi Kyuss e i Queens of the Stone Age

Il grunge è stato da sempre, ed in parte lo è tuttora nella sua lettura postuma, un movimento pieno di opposti e di contraddizioni. La prima di tali incongruenze sta nella percezione “esterna” ed “interna” del movimento stesso. Se da un lato infatti la stampa ed MTV americana pompavano nitro nel movimento alla ricerca della “next big thing” o di qualcosa simile o paragonabile ai Nirvana e a Nevermind (di fatto spingendo nel calderone anche band che di grunge avevano molto poco, tipo i Blind Melon), gli stessi protagonisti sono stati da sempre molto restii ad identificarsi come movimento unitario, anche perché ben diverse erano le sfumature di genere tra le varie band. 

Lo stesso suicidio di Cobain fu letto da molti come una fuga dalla pressione che c’era sulla scena di Seattle in quegli anni, e di come tale pressione fosse anche esercitata, seppure in maniera diversa, da chi li tacciava di tradimento dell’underground a favore delle chitarre scintillanti e dei rullanti riverberatoni di Nevermind. A poco servì anche mettere lo sporchissimo Steve Albini alle manopole di In Utero, oramai la frittata era fatta. Eppure tutto sommato a mio personale parere Butch Vig (produttore di Nevermind e batterista dei Garbage, altra band che mascherava sotto layers di elettronica un simil-post-grunge) andrebbe ringraziato per averci “imboccato” quell’underground che poi con gli anni imparammo a scoprire. 

A tutti gli effetti il grunge è stato sì un movimento che ha influenzato la cultura di quegli anni anche su altri lidi artistici, ma più semplicemente è stato una serie di band nate e cresciute da un numeroso gruppo di amici che vivevano a Seattle. Mi ha sempre fatto molto sorridere il fatto che i Presidents of the USA (sghemba, obliqua e divertentissima band di Seattle nata pochi anni dopo la fine del grunge stesso) si siano accorpati al movimento tardivamente perché dichiararono che il cantante era all’estero quando il movimento nasceva ma era comunque amico di tutti. Una sorta di “non importa sai, c’avevo l’Erasmus”.

L’impatto che ha avuto sui giovani di quegli anni è stato quello di far nascere un musicista per ogni quattro ragazzini, al pari di protrarre la distorsione (non chitarristica) di tale movimento e riverberarla su tanti anni a seguire. Saremmo però per sempre debitori al grunge anche di una serie di nefandezze quali i Bush, i Silverchair o i Foo Fighters (di cui TUTTI amano almeno due canzoni, ma solo due: “Everlong” + un’altra a piacere) fino anche più tardi ai Nickelback (aiuto) che di fatto hanno permesso la nascita di “Radio Connomedicompagniaarerea” e del termine “RRRUOCK” per identificare la musica di merda chitarristica (un giorno dedicherò anche un articolo a questo termine, abusato da chi vuole smerdare un gruppo che suona le chitarre e che non gli piace).

Tutta questa premessa è in effetti un po’ lunga ma necessaria per stilare LA CLASSIFICONA DEI CANTANTI GRUNGE. Classificona che prendendo spunto da quanto scritto, si baserà non solo sulle doti canore dei cantanti della scena, ma anche su termini quale negazione del movimento grunge stesso o impatto della sua morte. Se vi pare esagerato sappiate che solo uno dei cantanti in classifica ad oggi non è morto, e che nessuno di questi è trapassato serenamente di vecchiaia. Anche l’eroina o le droghe in generale saranno valutate e messe in classifica, non erano infatti affatto anni facili da questo punto di vista.


Giù il gettone, si parte dalla sesta posizione:

6° EDDIE VEDDER 

(Pearl Jam, solista)

– DOTI VOCALI 8/10

Gran voce Eddie. Ha studiato il canto dopo il primo disco dei Pearl Jam perdendo quel fascinoso tratto nasale, ma ne ha guadagnato di urlacci giganti negli stadi che stanno calando solo ora dopo 30 anni di carriera.

– IMPATTO DELLA SUA MUSICA 7/10

I Pearl Jam sono gli ultimi alfieri del grunge rimasti ancora in attività (gli Alice in Chains hanno rilevanza zero ad oggi). Seconda parte di carriera sottotono e musica invecchiata malino ma dopo i primi sette anni tra il 1991 ed il 1998 va anche bene.

– NEGAZIONE DEL GRUNGE 6/10

In questo i Pearl Jam sono stati i veri paladini, o meglio, forse ne hanno voluto portare le vesti. Rimane infatti da capire quanto ci sia di davvero sincero in questo atteggiamento per cui qualche spiccio in meno nel voto. Furono salvati da Neil Young dopo il suicidio di Cobain che li convinse a non sciogliersi facendoli suonare in un suo disco, molto bello tra l’altro.

– EROINA/DROGHE IN GENERALE 3/10

Un punto perché il protagonista alcoolista del film “A Star is Born” è ispirato da lui, e l’attore Bradley Cooper che lo ha impersonato lo ha consultato per calarsi nelle sue vesti ricevendo un unico consiglio: “la chitarra mettila sempre bassa che copra il tuo uccello”. Gli altri due punti sono per essere amico di scorribande di Dennis Rodman.

– IMPATTO DELLA SUA MORTE n.a.m.*

* Non Ancora Morto

PUNTEGGIO TOTALE 24/50

SCOTT WEILAND 

(Stone Temple Pilots, Velvet Revolver)

– DOTI VOCALI 7/10

Weiland si è sempre destreggiato bene su registri che paiono bassi, ma aveva invece una buona estensione vocale ed una voce assai interessante e ricca di armoniche. È stato anche versatile sul genere hard rock coi Velvet Revolver.

– IMPATTO DELLA SUA MUSICA 5/10

Gli Stone Temple Pilots sono stati da sempre poco considerati perché non erano di Seattle eppure più simili a loro rispetto ad altri forzatamente inclusi, quindi nonostante abbiano fatto bei dischi non hanno goduto degli stessi riflettori degli altri. I Velvet Revolver invece li metto nel RRRUOCK.

– NEGAZIONE DEL GRUNGE 1/10

Non so se gli Stone Temple Pilots abbiano mai pronunciato la parola grunge per parlare di un loro disco, ma se l’hanno fatto non sono stati creduti.

– EROINA/DROGHE IN GENERALE 10/10

Weiland prima dimagrisce di 20 kg tra il periodo Stone Temple Pilots e quello Velvet Revolver (con Slash, altro zuccherino con le droghe) ed infine muore di overdose da alcool e droghe nel tour bus, voto massimo.

– IMPATTO DELLA SUA MORTE 2/10

C’è dispiaciuto, tutto qui. 

PUNTEGGIO TOTALE 25/50

4° LAYNE STALEY 

(Alice in Chains, Mad Season)

– DOTI VOCALI 7/10

Layne Staley con la sua voce graffiata e sporca era straziante. Prendeva i tuoi bei ricordi e i tuoi bei pensieri e li trasformava in brutti. Il chitarrista degli Alice in Chains Jerry Cantrell che gli faceva la controparte vocale era (anzi è, lui è ancora vivo) altrettanto meritevole di nove su dieci. 

– IMPATTO DELLA SUA MUSICA 8/10

Gli Alice in Chains rappresentano il lato più Heavy Metal classico del grunge. “Jar of Flies” è un EP semi-acustico composto in studio di incisione sotto massicce dosi di eroina di una bellezza disarmante.

NEGAZIONE DEL GRUNGE 2/10

Non ce l’aveva tanto con la negazione del grunge, la cosa sembrava non interessargli molto. 

– EROINA/DROGHE IN GENERALE 10/10

Staley perse la compagna per una malattia al cuore, il che lo spaventò al punto da non farlo più uscire di casa per mesi. Fu trovato morto di overdose dopo due settimane dalla morte, con un dito in meno che gli era caduto a causa di mancanza di circolazione sanguigna.

– IMPATTO DELLA SUA MORTE 5/10

Staley fu ricordato da Seattle nello stesso luogo dove fu celebrato pubblicamente Cobain, ma le sue condizioni assai precarie, le sue parole di autolesionismo, le sue continue overdosi un po’ preannunciarono una morte già scritta, arrivata per giunta molto dopo quella di Cobain e quindi poco rumorosa. Gli Alice in Chains lo sostituirono e continuano tuttora a suonare ed incidere dischi.

PUNTEGGIO TOTALE 32/50

3° ANDREW WOOD 

(Malfunkshun, Mother Love Bone)

– DOTI VOCALI 7/10

Non è certo per questo che si parla di lui. Però il tratto e le linee vocali sono esemplari dell’epoca a cavallo tra gli 80s e i 90s.

– IMPATTO DELLA SUA MUSICA 6/10

I Mother Love Bone erano diversi dalla musica che poi seguì loro, se avessero proseguito la loro carriera probabilmente avrebbero spinto il grunge verso altre direzioni, ma non c’è stato tempo. Credo che gli italiani Malfunk debbano a lui qualcosa, se non altro in termini di nome della band. Ma poco ce ne frega, a nessuno piacciono i Malfunk a meno di protrarsi di ormoni femminili adolescenziali per il cantante Marco Cocci.

– NEGAZIONE DEL GRUNGE n.a.

Più che negazione in questo caso c’è la sua morte a determinare la nascita del grunge. Ergo non puoi negare una cosa che nasce con la tua morte. Punteggio 0 qui e 10 sull’impatto della sua morte. 

– EROINA/DROGHE IN GENERALE 10/10

Wood va in overdose, portato in ospedale ancora vivo un aneurisma lo manda in coma irreversibile e la famiglia stacca i macchinari. Voto massimo.

– IMPATTO DELLA SUA MORTE 10/10 e lode

Wood era coinquilino di Chris Cornell dei Soundgarden, il quale a seguito della sua morte in suo ricordo scrive, incide e suona una pietra miliare del genere che è Temple of The Dog assieme a Stone Gossard, Jeff Ament (già nei Mother Love Bone con Wood) e Mike McCready che poi fondano i Pearl Jam, nei quali affluisce anche il batterista Cameron dello stesso gruppo. Praticamente il grunge nasce a causa della sua morte, serve altro?

PUNTEGGIO TOTALE 33/50

2° CHRIS CORNELL 

(Soundgarden, Temple of the Dog, Audioslave, solista)

– DOTI VOCALI 10 e lode

All’inizio della sua carriera fu paragonato a Robert Plant per la sua tecnica di voce di testa per gli acuti, paragone che fu spazzato via dopo poco tempo. Semplicemente inumano. Ascoltare le sue “isolated vocal tracks” è una poesia. Potente, potentissimo, metal e allo stesso tempo con venature soul e profondissime armoniche basse. In “Let me drown” brano di apertura del monolito “Superunknown” leggendo i suoi spartiti non trovavo la nota che prende a 2’32”: era nel pentagramma troppo alta e non l’avevo vista. Seconda parte della carriera (diciamo tra il primo ed il secondo disco con gli Audioslave, roba che poteva evitarci) con voce irrimediabilmente rovinata, ma non ce ne frega niente, quanto ha fatto prima basta e avanza.

– IMPATTO DELLA SUA MUSICA 9

Per fare uno dei lati di “Superunknown” servono altri 4 dischi di altri artisti, anche 6 in alcuni casi. Fruibile eppure complicatissimo, difficile ma leggero da ascoltare. Tom Morello definì Cornell tra i più grandi proprio per la sua capacità di semplificare e rendere fruibile le cose complesse. Solo che grazie a questa sua complessità il disco non invecchia di una settimana in venticinque anni che è uscito. Il concerto-tributo che fu organizzato per la sua morte durò 4 ore e mezzo piene e nessuna canzone fu suonata due volte. 

– NEGAZIONE DEL GRUNGE 9

Cornell era in pratica il migliore amico di tutti i protagonisti della scena di Seattle. Coinquilino di Wood, migliore amico di Vedder (che contribuì a lanciare a Seattle con i Temple of the Dog), migliore amico anche di altri soggetti 90s quali Tom Morello e Chester Bennington (anche lui morto suicida). Chris Cornell usciva la sera con gli amici a farsi una birra e facendolo dimostrava che il grunge erano un gruppo di musicisti amici tra di loro. 

– EROINA/DROGHE IN GENERALE 6

Cornell dovrebbe essere stato un gran compagno di bevute, ma non ha mai abusato d’altro. Negli ultimi anni della sua vita però usava psicofarmaci per tenere lontano i suoi spettri, cosa che tra le altre cose non ha funzionato.

– IMPATTO DELLA SUA MORTE 9

Cornell ha dato l’impressione che volesse commettere il suo suicidio ben prima di quando l’ha compiuto pochi anni fa. Ipotizzo che aveva vissuto sulla sua pelle il suicidio e la morte degli altri protagonisti della scena e ne aveva paura, ed era anche cosciente del dolore che avrebbe provocato avendolo lui vissuto in prima persona. Sta di fatto che quando si è impiccato nel bagno dell’hotel in tour la cosa ha fatto schizzare a mille l’attenzione di nuovo sulle morti della scena di Seattle ed ha dato il coraggio di farla finita anche al suo amico Chester Bennington, anche lui tragicamente scomparso per sua mano. Penosa ad oggi la diatriba legale tra la sua ex moglie e i rimanenti Soundgarden, che la accusano di aver preso il controllo di tutto e si litigano le password degli account della band (pare che “superunknown” la password non la prende che “unknown” si scrive coi font al contrario). Non gioca a favore della donna l’aver litigato anche con la EX-moglie di Cornell di recente. 

PUNTEGGIO TOTALE 43/50

1° KURT COBAIN 

(Nirvana)

– DOTI VOCALI 8

E’ stato di fatto il primo a strillare nelle radio dove prima girava pop sintetico anni 80 o nel peggiore dei casi hair metal, di fatto spazzando via tutto. Voce tecnicamente inferiore a quella di Cornell o Staley ma comunque caratteristica e caratterizzante di un’era.

– IMPATTO DELLA SUA MUSICA 10e lode

Tra i più grandi della storia della musica e di fatto l’alfa e l’omega (nonché l’assassino) dei 90s del grunge. Sono trent’anni che i suoi dischi non stancano. Magari qualcuno (tipo “Bleach” o il riottoso “In Utero”) è leggermente più difficile, ma quando hai scritto Nevermind e lo hai pubblicato in quella veste non puoi che essere nell’olimpo insieme a pochi altri. 

– NEGAZIONE DEL GRUNGE 10

Mi ricordo di una intervista pre-concerto che avevo in VHS a lui e a Novoselic in cui scimmiottavano l’intervistatore enunciando assieme a lui i nomi delle band che fondavano la scena di Seattle. Non erano però allegri e scherzosi, erano proprio stufi e incazzati.

– EROINA/DROGHE IN GENERALE 10

C’è chi dice sia stata colpa di Courtney Love (sta stronza, si può dire?), ma prima o poi l’eroina avrebbe incontrato Cobain. Non è stata causa della sua morte ma era troppo impegnato a cacciare i suoi mal di stomaco con altra eroina ancora. 

– IMPATTO DELLA SUA MORTE 10 e lode

Con la sua morte è di fatto morto il grunge, per stessa ammissione di tutti i protagonisti della scena. Un movimento di fatto nato a seguito di una morte violenta e finito con una morte violentissima, con un colpo di fucile in faccia. Io quindicenne decisi quel giorno stesso che avrei cominciato a suonare la chitarra, quest’ultima cosa potrebbe essere a buona ragione irrilevante nell’articolo, e lo è, ma oh bene, ad ogni modo, chi se ne frega.  

PUNTEGGIO TOTALE 48/50

PS: non trovavo una parte dell’articolo dove scriverla, allora scrivo qui una curiosità: il secondo batterista dei Pearl Jam Dave Abruzzese, vero fenomeno dei tamburi, fu cacciato dalla band dopo il terzo disco nel 1994 perché favorevole al possesso e all’uso delle armi da fuoco. La motivazione trapelò solo nel 2017 quando furono introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame ed invitarono solo il primo batterista Dave Krusen e Jack Irons tra gli EX-drummers e non lui. 

PPS: anche il cantante dei Blind Melon (Shannon Hoon) morì giovane di overdose, forse unica cosa grunge abbia mai fatto.

La tracklist non ce la metto che già l’articolo è lungo, è pieno di video dei brani più belli e poi dopo la ex-moglie di Cornell va a finire che rompe le palle anche a quelli di Spotify per i diritti (come se Spotify pagasse chissà quanto gli artisti poi).

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