Baby Yoda

La Forza scorre potente in Grogu

Abbiamo conosciuto il suo nome solamente nell’ultimissima puntata di “The Mandalorian”, ma l’incipit di questo articolo va necessariamente scandito con l’appellativo che ha fatto innamorare di lui milioni di appassionati in giro per la Galassia: Baby Yoda è un personaggio STEL-LA-RE! 

Quest’oggi non ci concentreremo troppo su quest’ultimo straordinario episodio (per quello vi rimandiamo alla puntata settimanale di RecensiAMO che potete trovare su tutte le pagine social e i canali di Screentellers), bensì proveremo a parlare più approfonditamente di “Grogu”, questo è il nome che mamma Disney ha deciso di affibbiare al suo portentoso bambino, per cercare di capire perché il destino di un intero franchise sembra proprio essere in equilibrio su quelle orecchie lunghe e sottili. 

Ci sono due modi di approcciare l’argomento, uno sacro e l’altro profano.

Quest’ultimo è quello su cui potrebbero poggiare le opinioni della celeberrima casalinga di Voghera, ma anche quelle dei pustolosi rappresentanti della Generazione Z appena atterrati in questo sistema o più in generale quelle di chiunque non si definisca chiaramente “appassionato di Star Wars”.

Se sei tra questi, non potrai che esaltarti a ogni singolo fotogramma che ritrae il nanerottolo verde: perché? Perché è stramaledettamente carino e coccoloso (batte 10-0 anche i pinguini di Madagascar, per capirci).

Lo vediamo procedere con passo incerto, lo vediamo fare il rigurgitino, lo vediamo fare incetta senza alcuna pietà di uova di Frog, lo vediamo fare cose semplici e scontate ma a ogni sua espressione corrisponde un’unica e unanime reazione… un acuto, colossale “ooooooh”, spesso coadiuvato dalle mani giunte e dal sorriso sulle labbra.

Ti incanta, ti rapisce, ti costringe ad amarlo come se con quelle tre ditine tozze usasse la forza per stimolare i sentimenti di chiunque lo osservi.

È impossibile non fare un tifo sfegatato per il dolce Grogu affondato nel suo saio da Jedi, specie se lo si associa al durissimo Mando arroccato nel Beskar: il loro è un rapporto padre-figlio (semicit. Ahsoka Tano) perfettamente complementare che commuove e strattona a prescindere dalla propria cultura nerd, questo perché gli sceneggiatori (perfettamente coordinati dal genio di Jon Favreu, sempre sia lodato) sono stati in grado di partorire una bestiolina a dir poco perfetta per creare fidelizzazione nel pubblico… e la fidelizzazione conduce al marketing che a sua volta sfocia nel Lato Oscuro.

Tazze, peluche, porta chiavi, magliette, ciondoli: serviva un nuovo protagonista al merchandise di Star Wars e Baby Yoda è semplicemente l’asset commerciale perfetto, un elemento strategico estremamente profano come si diceva… ma che al contempo è un’entità sacra.

Eh sì, inguaribili geek, il protagonista di queste righe ha già rapito anche i cuori di tutti voi.

Voi che avete camere, piani e intere abitazioni cosparse di oggetti partoriti dalla mente di George Lucas, voi che la mattina raggiungete il vostro posto di lavoro impiegandoci poco meno di 12 parsec, voi che vorreste capire quale oftalmico segreto si cela dietro la mira degli stormtrooper, voi che fate di Stars Wars una passione, una religione, forse anche una ragione di vita se siete messi male (o bene?) a sufficienza.

L’esaltazione non è tanto legata a quello che il bambino fa in quel momento, se si mette a gattonare o a correre come un mezzofondista a voi importa il giusto, è ciò che lui potrebbe essere in potenza che solletica il vostro fantasioso appetito. 

Questo qua, ragazzi miei, potrebbe potenzialmente darci il doppio, il triplo, forse anche il quadruplo delle soddisfazioni che ci ha dato Yoda…e sapete tutti meglio di chi vi scrive quante gioie il maestro e i suoi aforismi hanno regalato al Mondo! 

Già solo venire a sapere delle sue origini e sentir parlare del Tempio Jedi di Coruscant ci ha proiettati in quei corridoi leggendari, ci ha aperto mille quesiti su quelli che potrebbero essere stati i suoi maestri e gli insegnamenti che gli sono stati dati nei suoi primi, acerbi 50 anni d’età. 

Questo per quanto riguarda il passato, ma ovviamente c’è anche il futuro, soprattutto il futuro.

Sarà lui e non più Luke Skywalker e/o Rey Palpatine la massima espressione del Credo dei Jedi? Lo vedremo piroettare imbracciando una spada laser rigorosamente verde? Sarà caduto anche lui nella pentola della saggezza innata da piccolo? Quando imparerà a parlare, si esprimerà come il più sgrammaticato degli abitanti della Sardegna? E’ sulle sue piccole spalle che si ergerà la quarta fase delle Guerre Stellari?

Non lo sappiamo, ma ogni fibra, ogni cellula, ogni Midi-chlorian che ci compone sbava per trovare risposte a queste e altre centomila domande che alimentano una passione che dura da decenni e che aveva bisogno come il pane di un personaggio così per rinascere dopo una trilogia moderna che ci ha lasciati con un sapore agrodolce in bocca.

La sintesi è ovvia: la forza scorre potente in Grogu, simbolo sacro e profano di un culto senza fine.

E voi? Perché ne vorreste avere uno nel vostro salotto? Fateci sapere! 

Jacopo Bertone

Ascolta le recensioni dei primi quattro episodi di The Mandalorian 2 e segui Screentellers per non perderti le prossime

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