La mia Italia suona il POP: capitolo finale.

“Potrei suonare il pianoforte
Vivere in una Cabriolet
Una canzone non salverà il mondo
Ma so che può salvare te”

Salmo – Cabriolet

Hanno intitolato una piazza a Sfera Ebbasta e s’è aperta la polemica. In realtà è una targa provvisoria che il sindaco di Cinisello Balsamo, Giacomo Ghilardi, ha voluto dedicare ad un musicista che “(…) ha indiscutibilmente raggiunto una serie di traguardi importanti ed è diventato famoso in tutto il mondo partendo proprio dalla valorizzazione delle sue origini“.

Hanno intitolato una targa a Sfera Ebbasta e onestamente non me ne frega una emerita ceppa di cazzo. In un’Italia dove ci sono vie dedicate ai peggio filibustieri (dagli ex fascisti ai condannati per mafia, la cricca è nutritissima) il fatto che abbiano messo su una (riuscitissima) operazione di marketing non mi scandalizza. Mi incuriosisce a più livelli, mi fa pensare ma non mi ispira un lungo pippone su Facebook. No.

Hanno intitolato una targa a Sfera Ebbasta e in tutta onestà non me ne potrebbe fregare di meno. Ho ascoltato il disco ma ho 42 anni suonati ed davvero è troppo lontano dal MIO spirito del tempo. Non so nemmeno se l’avrei ascoltato anche avendo 20 anni di meno ma ho troppo bene in mente i momenti in cui io mi sentivo Lou X e intorno a me c’erano dei vecchiacci maledetti che mi dicevano “ma che merda ascolti, questa non è musica“. Contestualmente mi consigliavano qualche residuato degli anni 70 (che avrei apprezzato più avanti) e io non capivo molto bene che cazzo volessero da me.

un vecchio rocker a caso

Hanno intitolato una targa a Sfera Ebbasta e Red Ronnie si è profondamente indignato. Di per se sarebbe già motivo sufficiente per comprare la deluxe edition del disco, uscire per strada con delle JBL bluetooth da 800 watt ed unirmi ai dodicenni che fanno skate sotto casa mia.

Tranquilli, non lo farò.

Hanno intitolato una targa a Sfera Ebbasta e la comunità si interroga su quanto siano pericolosi e devianti i testi di questi trapper. Vorrei aprire un dibattito sul sessismo di Giuseppe Verdi, che nel Rigoletto faceva intonare al Duca di Mantovala donna è mobile, qual piuma al vento“. Oppure potrei questionare su come nel nostro bel paese progressista sia considerata manifesto di un certo ESSERE DONNA una delle canzoni più retrograde e vetero maschiliste che mente umana abbia mai concepito: Quello che le Donne non Dicono (e infatti lo dice Enrico Ruggeri, mica la Mannoia). Mi verrebbe pure da scomodare Bob Dylan (premio Nobel, per dire) che nel ritornello di Just Like a Woman non scrive esattamente il manifesto del femminismo moderno.

Tranquilli, non farò nemmeno questo.

Bob spiega a Suze Rotolo come essere donna

Ciò che farò è invece chiudere questa trilogia della mia Italia Pop, mescolando un po’ le carte: musica che ascoltavo quando ero davvero giovane e che ascolterei se fossi giovane ora e adesso.

ps. Oh, in realtà io sono e sarò sempre un ventenne e nessuno deve rompermi le palle per questo. I ragazzini per strada mi danno del lei e ci devo stare ma se nemmeno gli Who han mantenuto le promesse, devo farlo io?

Buon ascolto

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BONUS TRACK: come al solito alcune delle cose che più hanno segnato la mia vita musicale su Spotify non si trovano (perché, come detto sopra, sono vecchio. E pure superato, probabilmente). Sto parlando dei Fichissimi, punk band da Pinerolo (e già siamo a vette di sfiga inavvicinabili), che nel 1994 fecero uscire un EP leggendario, intitolato “Un Mondo Fichissimo“. Vi regalo uno dei pezzi ai quali sono più affezionato e vado in un angolo a piangere.

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