La mia Italia suona il pop. Parte seconda.

“Voglio andare ad Alghero, in compagnia di uno straniero”

Giuni Russo – Alghero

Nella scorsa puntata eravamo rimasti a me che odio i Pinguini Tattici Nucleari e al fatto che un’altra Italia pop è sempre stata possibile.

Cos’è successo nel frattempo?

Varie cose, tutte piuttosto trascurabili: Samuele Bersani ha pubblicato un album dopo sette anni e nessuno ne sentiva la mancanza, è uscito il nuovo singolo di Sfera Ebbasta (parla di una tipa, a testimoniare che gira gira sempre lì andiamo a finire. Sottoni a vita e oltre ogni confine generazionale), sono tornati i Maneskin e dunque l’armageddon è vicino, Achille Lauro ha sfondato l’achillelaurometro ed è finalmente diventato Cristiano Malgioglio. Ah, Blow Up ha recensito il disco di Gigi D’Alessio e gli ha affibbiato un gran voto: infiamma la polemica sul web ma la storia è più o meno sempre la stessa da anni e nell’epoca in cui Pitchfork assegna voti ai dischi con l’ausilio di un generatore automatico di provocazioni è più o meno inutile fare gli scandalizzati: ognuno pesca nel mare che più gli aggrada e festa finita.

Samuele Bersani, anatomia dell’inutile

La bega riguardante il Gigi Nazionale (anche se quello vero è Gigi Dagnuovo singolo una vera mina, tra Ladytron e Lio -) mi ha fatto di nuovo pensare alla situazione del nostro pop nazionale, trovando il legame in un altro articolo di questi giorni ,riguardante il mio secondo Lucio preferito – il primo, non me ne vogliate, è Dalla – ovvero Battisti.

Gigi d?Alessio grasso e beato

L’articolo (lo trovate su Rockol) tratta una questione annosa e della quale dovrebbe importare ZERO più o meno a chiunque, ovvero dei supposti, mai confermati e pretestuosi legami tra Lucio Battisti e l’estrema destra. Chi votava Lucio? Come la pensava Lucio? Di chi erano quelle braccia tese? Eh? La risposta è ovviamente che non ce ne frega un beneamato cazzo e la dovremmo trovare nell’evidenza del comportamento di un uomo che detestava talmente il superfluo da ritirarsi a vita privata (all’apice del successo) per pubblicare album via via sempre meno radiofonici e sperimentali. Dalla fine degli anni 70 in poi Lucio non s’è fatto più vedere e nel 2020 – a più di 20 anni dalla morte – ancora si disquisisce su chi votasse uno dei più grandi musicisti italiani di sempre. Lucio non indossava l’eskimo, non aveva la barbetta e amava la musica nera: nell’Italia delle locomotive questo era un gran problema.

Lucio

Il problema reale, a mio modesto e del tutto opinabile avviso, è sempre stato che Battisti veniva percepito come “altro” rispetto alla musica nazionalpopolare del tempo ma contemporaneamente la kritika non gliela poteva fare, perché lui sui giovani di ieri ci scatarrava davvero su: stretto tra critiche sulla sua voce e accuse di qualunquismo a lui interessava la musica e della questione politica (fondamentale per avere uno status, ai tempi) gli fregava meno di un cazzo.

A me ovviamente Battisti è sempre piaciuto e colgo anche stavolta l’occasione: ecco altri 15 pezzi pop italiani che amo, senza criterio cronologico o ambizioni da musicologo, tenendo sempre in mente che c’è stata una stagione in cui in Italia si discuteva se fosse politicamente corretto ascoltare Lucio Battisti e che darei un braccio per avere tra le mani qualcosa di anche vagamente simile a quello che è stato per il pop italiano.

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