La regina degli scacchi: la serie che tutti dovrebbero vedere

Al primo posto tra le serie più viste su Netflix, la Regina degli Scacchi è diventata un piccolo fenomeno in rete: tutti ne parlano, tutti la consigliano.

Tratta dal libro di Walter Tevis, lo scrittore non è nuovo ad essere utilizzato in trasposizioni cinematografiche: alcuni dei suoi romanzi sono diventati film: il classico Lo Spaccone, il colore dei soldi di Martin Scorsese a L’uomo che cadde sulla terra (con protagonista David Bowie). Per questa serie la produzione si è avvalsa della collaborazione dell’ex campione del mondo Garry Kasparov e di Bruce Pandolfini (tra gli allenatori più quotati del mondo). Mossa vincente che ha reso le 8 puntate di The Queen’s Gambit avvincenti oltre che dalla storia canonica della protagonista (una splendida  Anya Taylor-Joy) anche dal punto di vista del gioco degli scacchi.

Il gioco più violento del mondo

Se dovessi pensare a una rappresentazione di una guerra il mio pensiero non può che andare agli Scacchi. Trappole, sacrifici, cambi, attacchi laterali, distruzione di una guardia, diversivi e contrattacchi, fino all’epilogo: lo scacco matto o l’abbandono (o la patta in caso di pareggio). Una cosa è certa: qualsiasi sia il risultato negli scacchi è praticamente obbligatorio stringere la mano all’avversario, anche in caso di brucianti sconfitte.

La regina degli scacchi segue perfettamente le varie fasi una partita canonica. Dall‘apertura, dove Beth è all’orfanotrofio e scopre l’amore per il gioco grazie a Mr. Shibel (forse il mio personaggio preferito), al mediogioco in cui i tornei diventano importanti ma non ha ancora sviluppato al meglio le sue doti, al finale, ma se non avete visto la serie non vi svelo nulla. Tra una partita e un’altra seguiamo la vita di Beth Harmon, da bambina di nove anni costretta in un orfanotrofio dove viene imbottita di tranquillanti (ancora legali nell’America del tempo) fino ai grandi tornei internazionali fatti di soli uomini. Un genio assoluto, un’intelligenza scacchistica pari ai grandi maestri già dalle prime partite: questo per lei sarà una rinascita costante ma anche un fardello difficile da portare per una ragazza sostanzialmente sola.

Ed è intorno alla scacchiera che tutto si muove: se per Shibel Beth rappresenterà una sorta di rivincita, per la madre adottiva i tornei sono un’evasione dal dolore dell’abbandono, rotto soltanto dalle note di Erik Satie suonato al pianoforte che aggiunge struggente bellezza al suo personaggio. Le loro solitudini si incontrano nei viaggi da un torneo ad un altro, rendendo il loro rapporto sempre più profondo.

Gli scacchi sono la vita e danno vita a tutto quello che toccano: per Beth sono una vera e propria ossessione, interrotto solo dall’uso di alcol e droghe che la rendono semplicemente umana. Questi abusi sono solo un modo per scacciare la paura dei propri limiti e della sua diversità: bellissima la scena della festa a casa di una compagna di scuola, un maldestro tentativo di inserimento in un gruppo sociale che rifiuta e che la rifiuta. E dove trovare consolazione se non in chi condivide il suo stesso ardore? Nel corso delle puntate incontrerà dei compagni (e ritroverà una compagna) di viaggio che alleggeriranno il suo peso e scaveranno dentro di lei fino a farle ritrovare delle emozioni che pensava di non avere.

Il suo modo di giocare è metafora della sua vita: se nelle prime puntate aggredisce gli avversari e ne cerca la distruzione, con lo studio e l’analisi (grazie all’ingresso di vari personaggi che la aiuteranno a diventare una campionessa, su tutti un grande Thomas Brodie-Sangster/Benny Watts) prenderà coscienza dei propri limiti e inizierà a lavorare per superarli, negli scacchi come nella sua persona.

Gli Scacchi (Nerd Time)

Gli Scacchi rappresentati in maniera perfetta. Niente è lasciato al caso: durante le partite non si parla, non si toccano i pezzi se non per muoverli e per giocare in prima scacchiera bisogna vincere. Bellissime le citazioni: Josè Capablanca e Miguel Najdorf, inventore appunto della variante Najdorf (una della difesa Siciliana), e le riviste di scacchi originali di quegli anni.

Per quanto riguarda le partite la cura del dettaglio è straordinaria: nel terzo episodio Pedoni Doppiati possiamo notare nella scacchiera messa dietro Beth Harmon e Benny Watts l’attacco Sozin (sempre in tema difesa Siciliana) , mentre nella partita persa contro Beltik viene usata la difesa Caro-Kann. Infine nel penultimo episodio durante la simultanea c’è una sequenza di mosse presa dal celeberrimo match Paul Morphy vs Duke Karl / Count Isouard. Da citare anche il viaggio in macchina dove giocano muovendo i pezzi a voce senza avere la scacchiera sotto. Insomma delle vere e autentiche perle che impreziosiscono una serie già ottima. Gli scacchi occupano il posto principale in ogni episodio appassionando anche chi non si è mai avvicinato al gioco.

Qui sotto il Match tra Beth e Borgov

Una storia vera?

L’incontro del secolo

La storia di Beth Harmon ricorda quella del campione americano Bobby Fischer, unico del suo paese ad aver vinto il campionato del mondo, quello del 1972 contro Boris Spassky. Quello del ’72 è considerato il mondiale più importante del mondo: una sorta di guerra tra USA e URSS in una scacchiera, descritta dallo stesso campione americano come il mondo libero contro i russi bugiardi, bari ed ipocriti. LA guerra fredda trasportata in una scacchiera, dove Fischer prima eliminò l’ex campione Tigran Petrosjan per poi vincere su Spassky.

Per il carattere e per le intemperie (spero che il finale per Beth sia migliore di quanto successo a Fischer) la protagonista ricorda molto il suo connazionale. I campioni russi invece sono rappresentati tutti: se Borgov ricorda forse Anatolij Karpov il vecchio romantico ex campione è Michail Tal’. Gli sceneggiatori ci regalano anche un grande campione italiano nel torneo finale: questo è uno dei pochi elementi di fantasia, dato che nel nostro paese è più facile trovare un campo da cricket che una scacchiera.

Una serie da vedere

Se non avete ancora visto La Regina degli scacchi provvedete subito: una storia convincente, mai banale e sicuramente interessante. Non so se una seconda stagione possa avere senso ma se fosse bella solo la metà di questa basterebbe.

SPOILER: il finale

Dopo aver battuto Borgov vediamo Beth andare verso un parco (con un cappotto bianco che la trasforma definivamente nella Regina) a giocare a Scacchi invece che godersi la vittoria. Perchè? Semplicemente perchè per uno scacchista non c’è cosa più bella che giocare con qualcuno. E anche perchè ormai Beth ha sconfitto i suoi demoni ed è pronta a vivere con gioia la sua passione.

Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *