Massimo Osti, Paz e una bizzarra commissione

Anni ’70. Rivoluzioni. Bologna.

Con tre concetti così a far da premessa la storia di cui andremo a parlare sembrerebbe scontata.
In realtà la prospettiva che oggi voglio omaggiare è quella di Massimo Osti, mente illuminata e visionario, artefice di una storia chiamata CP Company e uno “spinoff” , termine incapace di celebrare la sua grandezza, chiamato Stone Island.

Massimo Osti


Recap veloce per chi non conosce una storia che va assolutamente conosciuta: nato a Bologna nei 40’s, entra nella moda attraverso la porta della grafica e magari ispirato dalla Pop Art inizia dalle magliette nei 60’s: la stoffa è usata come una superficie su cui esprimersi, su cui stampare.


Serigrafia, quadricromia.

L’ispirazione arriva dal quotidiano: le reference per un visionario sono sempre ovunque.
Dalle t-shirt l’inquietudine artistica dirige Massimo Osti verso la produzione di una vera e propria collezione e nel 1975 diventa socio dell’azienda con cui andrà a produrre la sua linea di debutto.
L’azienda si chiamava Chester Perry: si, proprio come la ditta in cui lavorava Bristow, fumetto che usciva su Linus all’epoca.

La rivoluzione è anatomica.

La moda del tempo era fatta di abiti rigidi, la collezione CP è comoda, logica, quotidiana.
Parlando di innovazione introduce la tintura in capo: il tessuto si ammorbidisce dando una vitalità autentica al prodotto che grazie a micro sfumature cromatiche è sempre diverso.


Unicità, ricerca e avanguardia caratterizzano lo start di quello che definire Stilista sarebbe una mera restrizione: l’artista riesce a trasmettere attraverso dei capi creatività e fantasia.
Nel 1984 Volvo chiede a Osti di disegnare un concept per delle tute da lavoro: lo stilista accetta la commissione e decide di incaricare Andrea Pazienza di disegnare le patch che sarebbero poi state applicate negli items della collezione.
Una bizzarra richiesta che innesca una collaborazione capace di celebrare sia l’inquietudine artistica degli anni ottanta bolognesi che la corrente espressiva che ispirò il naming di CP: il fumetto.

Tuta Volvo di Massimo Osti con Patch di Andrea Pazienza
La Patch di Paz


Per gli appassionati dell’archivio, ringraziando Jacopo per le preziose lezioni di storia, la patch disegnata da Paz si attaccava con tre bottoni come le prime collezioni di CP.
La linea bianca rettangolare in 3m prende da due capi di Osti: il primo presentato con Stone Island SS1982-83, l’altro con Boneville che dovrebbe essere invece 84-85: ambedue i capi erano hunting jacket.

In casa ho un leggio: dal 2017 vi è posto Ideas from Massimo Osti, il libro che ne ripercorre le sue gesta.  

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