Messa a Fuoco: Bazaar Bizarre

Di Viola Lotta e Magda Polytaridou

Nel mese di febbraio, la rubrica Messa a Fuoco sceglie di trattare dell’argomento centrale di questo periodo: il costume.
Racchiuso generalmente tra il giovedì grasso e il martedì grasso, in Italia, si svolge il Carnevale, festeggiato sottoforma di parate in cui l’elemento distintivo è l’uso, appunto, del mascheramento.
Un po’ ovunque in Europa, si è abituati a vedere, specialmente in occasioni di feste o celebrazioni religiose, persone vestite in abito tradizionale.
Ma il costume, soprattutto in tempi moderni, non è più relegato a questa sfera, viene infatti largamente utilizzato da vari fotografi, con scopi anche insoliti.

Partiamo con l’associazione più classica del costume: il folklore.
Il fotografo bulgaro Evo Danchev è attualmente in realizzazione del book fotografico Guardians Project, in cui i soggetti protagonisti sono delle maschere tema rurale, fatte su modello di antiche tradizioni.
La scelta fotografica interessante è il “decontestualizzarle” dal contesto cittadino, in cui in genere esse vengono ammirate, per metterle nei luoghi in cui le leggende e il folclore sono nati: l’ambiente agreste.
In un’intervista pubblicata il 24 Gennaio 2021 da Radio Bulgaria, dichiara “Voglio portare queste creature nel luogo in cui hanno origine, cercare diversi luoghi e tematiche che ci facciano sentire come fossimo in una favola o in un mondo magico e non solo documentare una tradizione”.

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©Evo Danchev, Project Guardian – ongoing.

La commistione tra soggetto fotografato e scenario in cui è ambientato lo scatto, è una delle tematiche principali affrontate dalla fotografa Susi Brister. Nel progetto Fantastic Habitat, crea dei costumi che riprendano i colori o le caratteristiche del paesaggio, in un’omogeneità tale che i modelli non risultino soggetti a sé stanti, ma diventino parte integrante dell’ambiente che li circonda.
La Brister si definisce “fotografa paesaggista” e in un’intervista del Giugno 2012 all’Huston Press, dichiara come questo lavoro fotografico riguardi l’interazione delle forme con il paesaggio stesso e il lavoro che fa con esse, nel provare ad adattarle al nuovo ambiente, come fossero nel loro habitat naturale.

https://susibrister.com/fantastic-habitat/145
©Susi Brister, Fantastic Habitat

Il duo artistico belga Mothmeister, crea un luogo chiamato ”Wounderland”, una terra in cui creature grottesche, con affascinanti quanto disturbanti maschere, popolano le foto del catalogo Weird and Wonderful Post-Mortem Fairy Tales. Il mondo fantastico presentato, è al contempo una reminiscenza di epoche passate e una critica agli standard di bellezza imposti dai media. L’impostazione fotografica è per lo più grottesca, con delle luci dai toni melanconici; il background fotografico si dirama per le estremità del mondo, dalle catacombe dei Cappuccini a Palermo, alla città fantasma di Pyramiden, in Norvegia, fino ai siti abbandonati nei pressi di Chernobyl.

©Mothmeister
https://www.instagram.com/p/CIJPauHHSdz/

Cambiamo radicalmente tono, e ci spostiamo verso lo sfavillante mondo della moda.


Tim Walker, famoso fotografo di moda inglese, dopo la laurea in Fotografia all’Exeter College of Art nel 1994, ha lavorato come assistente fotografico freelance a Londra prima di trasferirsi a New York City, come assistente a tempo pieno di Richard Avedon.
Quando è tornato in Inghilterra, si è inizialmente concentrato sul lavoro di ritratti e documentari per i giornali britannici.
All’età di 25 anni ha girato la sua prima storia di moda per Vogue e da allora ha fotografato per le edizioni britannica, italiana e americana, oltre a W Magazine e LOVE Magazine.

Nel suo lavoro esiste spesso un regno surreale, a metà tra un sogno e un incubo. Le sue storie di moda distintive sono immerse nel capriccio e nella fantasia, impiegando set cinematografici, oggetti di scena e narrazioni forti.
Allestimenti stravaganti e motivi romantici caratterizzano il suo stile inconfondibile. Dentro questi scatti teatrali, naturalmente il ruolo principale è occupato dal costume.
Come dice nell’intervista per il giornale The Herald nel 2012 “In realtà non mi interessa la moda, ma mi interessano i bei vestiti… nella moda c’è sempre qualcosa che puoi mescolare insieme che diventa il costume della commedia”.

Walker vuole che gli spettatori entrino a far parte del mondo di fantasia che crea con le sue fotografie: “Sono io che chiedo loro, invitandoli, di entrare nel mio lavoro, sia che si tratti di uno stato d’animo oscuro e sinistro o di una bellissima favola. È evasione, ecco cos’è.”

Tim Walker, V&A, Wonderful Things, September 2019
https://www.timwalkerphotography.com/#21

Formatasi anch’essa nel mondo della moda, Mimi Haddon è una fotografa e scultrice americana che utilizza elementi di maschera, costume e movimento nella sua pratica artistica. Ha lavorato quattro anni per la documentazione della vasta collezione di indumenti e abiti vintage a Palace Costume, Los Angeles, e dopo aver trascorso così tanto tempo a lavorare intimamente con i vestiti, come spiega lei, ha iniziato a percepire la vita che si trova all’interno di ogni indumento.

Mentre le file e file di vestiti sembrano senza vita durante il giorno, ha cominciato a immaginare che tipo di personaggi si sarebbero potuti creare, in una sorta di danza vorticosa di tessuti, dopo che le luci si fossero spente.

Così è nato “The Palace Wild”, la seria dove immagina il rituale e il gioco che potrebbero verificarsi se gli abiti si auto-assemblassero in esseri mitologici notturni. Crea i costumi e li usa come strumento per esplorare i temi degli archetipi e dell’eccesso. Attraverso il suo uso dei colori (i quali sono così rappresentativi della gioia, del sole, della Sud California), della luce e dei riferimenti goffi al corpo, infonde un senso di surrealismo nelle sue sculture simili a creature.

Mimi Haddon, The Palace Wild
https://photoville.nyc/the-palace-wild/

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