MESSA A FUOCO: Food Photography – la poetica del cibo

Di Viola Lotta e Magda Polytaridou

Questo mese la rubrica Messa a fuoco decide di proporre il tema più discusso e motivo di gioie e dissapori in tutto il mondo: il cibo. Per quanto sia diffusa opinione popolare che la food photography sia una innovazione del nuovo millennio, in realtà le prime volte che troviamo fotografie del cibo sono state scattate nel 1800, sebbene raffigurassero gli alimenti in composizioni simili a dipinti.

Un fotografo che ha dato il suo contributo alla tematica già verso la fine degli anni Sessanta è William Eggleston.
Nato nel 1939, nativo del famoso South americano divenne noto come il padre della fotografia a colori, catturando con la pellicola la vita nei suoi dettagli. La sua capacità di trovare la bellezza nel banale ha cambiato il modo in cui guardiamo il mondo. Tra i vari soggetti del suo lavoro, il cibo è stato uno dei centrali, dove il fotografo sentiva di poter esprimere una profonda intimità con i soggetti rappresentati e una grande potenza narrativa.

©William Eggleston, En route to New Orleans, ca. 1971-74
©William Eggleston, En route to New Orleans, ca. 1971-74
©William Eggleston, What’s for dinner? “Troubled Waters”, 1980
©William Eggleston, What’s for dinner? “Troubled Waters”, 1980

Nell’ambito del presentare “l’ordinario non così ordinario” si trova il fotografo Stephen Shore, che negli anni Settanta ha raggiunto il suo apice, catturando gli aspetti mondani della cultura popolare americana in immagini semplici e poco affascinanti. Non si ferma ad un rapporto fotografico solamente interpersonale con altri soggetti però, ma documenta intensamente ogni passo, momento della sua vita. Nello specifico, la vasta gamma dei piatti che mangiava, dove proprio nella banalità, la poetica di Shore appare con occhio disinteressato, intento però a fotografare ciò che è ritenuto degno di essere catturato.

© Stephen Shore, Hob Nob Restaurant, Florida, Massachusetts, July 15, 1974
© Stephen Shore, Hob Nob Restaurant, Florida, Massachusetts, July 15, 1974
© Stephen Shore, Albuquerque, September–October 1972
© Stephen Shore, Albuquerque, September–October 1972

Un altro lavoro che punta gli occhi sul quotidiano è quello di Martin Parr, “Foodography”. In collaborazione con Manifesto, porta un assaggio di British humor e cultura pop, in un’era in cui sempre più spesso regnano le Instagram food pics. Il fotografo inglese offre un altro punto di vista sul tema, celebrando le abitudini gastronomiche popolari, avendole osservate e documentate per oltre 20 anni, in giro per il mondo.

©Martin Parr. GB England. Henley on Thames, 1996.
©Martin Parr. GB England. Henley on Thames, 1996.
©Martin Parr. GB England. Bristol, Car Boot Sale. From British Food, 1995.
©Martin Parr. GB England. Bristol, Car Boot Sale. From British Food, 1995.

Veniamo ai giorni nostri ora, con Davide Luciano, un “conceptual food and beverage photographer” che opera a New York. Il suo approccio artistico, unito al suo amore per la narrazione di una storia tramite le foto, danno vita ad un connubio fotografico unico. Assieme alla moglie e food stylist Claudia Ficca realizza la serie “All food and no play” in omaggio a Shining. Le fotografie sono una reinterpretazione del famoso capolavoro di Stanley Kubrick, tramite cupcakes, torte di frutta e zuppe.

©Davide Luciano, “All food and no play” project. 2015

La coppia ha avviato svariate altre collaborazioni fotografiche a tema food, tra cui una delle più interessanti è “Meals interrupted”, serie di foto con
ambientazione proprio il tavolo da pranzo, devastato da ogni sorta di disastro: api, fuoco o il caos che si può creare in un pranzo alla mensa studentesca. Le foto colgono con ironia e disappunto il momento che segue ad ogni disastro.

©Davide Luciano, “Meals interrupted” project, 2013.
©Davide Luciano, “Meals interrupted” project, 2013.

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