Messa a fuoco – Pink palette: i vari volti del rosa

di Viola Lotta e Magda Polytaridou

Torna questo mese, un articolo della rubrica con la quale è cominciata la collaborazione tra l’Accademia di Belle Arti di Perugia e la piattaforma di Futura: Photo Chromatic. Il colore affrontato questa volta, è il Rosa.


Sebbene sia relativamente raro in natura, il rosa potrebbe essere il colore più antico del mondo. Nella maggior parte delle culture, incluse quelle orientali, il rosa è stato considerato per secoli un colore adatto ai maschi in quanto una variante del rosso, simbolo di forza e virilità, unito al bianco,
simbolo di spiritualità e purezza d’animo. Per una convenzione affermatasi in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale, il colore rosa viene in alcuni paesi associato al sesso femminile. Storicamente, non ha mai perso il suo ruolo di rilievo, e si vede la sua potenza dal ritorno nel 2016
con diverse sfumature conosciute sotto il nome di “millennial pink”.


Anche prima dell’inizio della fotografia a colori, il rosa ha avuto una presenza importante nella scena fotografica. Tra la metà e la fine del XIX secolo, era comune colorare a mano in rosa pastello, le parti
delle guance e dei vestiti di una fotografia, per aggiungere realismo alla stessa.

Molti fotografi moderni rivolgono la loro attenzione al rosa. Uno degli esempi è il lavoro di Richard Mosse, che converte le sfumature di verde, in toni di rosa. Il risultato sono dei lavori di reportage sulla guerra in Congo, dominati dai toni del rosa appunto, evocativi di sentimenti contrastanti in chi li guarda.
Queste fotografie sono ottenute tecnicamente con l’uso della fotocamera ad infrarossi, largamente utilizzata in ambito militare, poi riconvertite con dei filtri che saturano un rosa, appunto, fittizio.

©Richard Mosse, Drag, South Kivu, DRC, 2012
https://www.deutscheboersephotographyfoundation.org/en/collect/artists/richard-mosse.php

Anche Martine Perret ha lavorato come fotografo in missioni di mantenimento della pace per le Nazioni Unite, per oltre dieci anni.
Ora con sede a Margaret River in Australia, si concentra sul racconto visivo e sulla fotografia aerea. La serie Sel Rose che cattura in modo astratto le acque rosa della parte ovest dell’Australia, ne è un esempio.

©Martine Perret, Sel Rose
https://martineperret.photoshelter.com/index/G00003YaQX34BoIQ/I0000_TDVFRWmfTM

Ci spostiamo dall’altra parte del mondo: la fotografa originaria di Montreal, Laurence Philomene, dichiara in un’intervista a ViceLa cosa più importante riguardo un’immagine di mia creazione, è il
colore e il modo in cui i colori interagiscono tra loro. Mi spingo a dire che il colore è per me più
importante del soggetto o della composizione stessa dell’immagine.”

Dichiara inoltre che sebbene i colori siano essi stessi dei costrutti sociali, in quanto effettivamente la nostra interpretazione nei riguardi di essi varia a seconda del contesto, quando le persone vedono un’immagine dai toni rosa, spesso ci leggono di primo impatto un messaggio di genere che cerca di
essere comunicato dall’artista. Ma prontamente asserisce “In termine di teoria del colore, il rosa è un colore con proprietà calmanti, che è interessante poiché le persone reagiscono con forza ad esso, non importa che messaggio tu voglia comunicare, se ne si voglia comunicare alcuno”.

©Laurence Philomene, Pink study #1, Edwin, August 2014
https://www.laurencephilomene.com/blog/color-studies-pink?fbclid=IwAR2CfjH2yxCXAd-
YnJlf3uRsLVhy7DH4dmnVfUgM9aS_y2PrAYeqOXbwYGI

Altro lavoro affascinante sulla ritrattistica e il rosa, appartiene all’ artista visuale Loreal Prystaj. Nel suo lavoro, trasforma spazi un tempo familiari, in ambienti quasi teatrali, evidenziando la connessione tra lo spazio fisico e l’interiorità, passati e presenti. Nella serie Pretty in Pink ancora in corso, ogni fotografia cattura una persona il cui aspetto è stato “attutito” da una sorta di materiale che le ricopre – può essere tessuto, plastica o glassa (glassa per torta). Tutti i soggetti sono rosa; un colore percepito come giocoso, femminile e “felice”. Ogni fotografia però incarna una sensazione inquietante, con un’estetica “carina”, ma una composizione
claustrofobica e soffocante.

©Loreal Prystaj, Pretty in Pink
https://www.lorealprystaj.com/pretty-in-pink-gallery/qdsn3l5pe28av4j4uzs0zltq9wqarc

Nel mondo della fotografia c’è infine chi ha fatto del colore rosa il proprio marchio nella critica socio politica: Manit Sriwanichpoom, fotografo tailandese, crea il suo “Mister Pink”, un uomo che veste un completo rosa, spinge il suo carrello della spesa rosa e usa una macchina rosa, dando in realtà uno spaccato aspramente satirico, sulla società tailandese.
Nella serie fotografica Horror in Pink fa uso di foto di alcuni suoi colleghi che rappresentino le atrocità compiute nella protesta per la democrazia del 1973, inserendo appunto il suo Mister Pink in un macabro quanto ironico contrasto.

©Manit Sriwanichpoom, Horror in pink, 2001.
Foto originale di Plaek Khempila Lambda, 14 Ottobre 1973, Protesta pro-democrazia.
https://www.agencevu.com/photographers/photographer.php?id=197

L’analisi del lavoro di questi fotografi, che passa dalla ritrattistica, al paesaggio, alla critica socio politica, fa capire come storicamente il rosa sia stato un colore che ha subito radicali cambiamenti di identità, ma questo evidenzia come sia un colore profondamente versatile.

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