Monochromatic Experience Ep 10

Di Alessio “Chopy” Cambiotti

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Che bella la musica.


Tolti i grandi amori credo sia l’unica cosa al mondo capace di smuovere DAVVERO le emozioni. Puoi sentirti da fare schifo, stanco, triste. Sicuramente troverai il brano capace di risollevarti il morale. O capace di darti il colpo di grazia. La musica è davvero tutta bella (si,
anche la trap). È libera e fa quello che gli pare. E c’è davvero per tutti, ormai ci sta un genere per ogni sfumatura che il cervello umano possa percepire. Ti piace il rap old school?
Ti piace la Blue Grass? Ascolti l’hardcore o il tip tap? NO PROBLEM.

Se non vuoi ricorrere ai tuoi artisti del corazon ci stanno le playlist su qualsiasi piattaforma streaming si conosca ma non è sempre stato così. Quando ero giovincello (e non mi prendete in giro, non era
poi così tanto tempo fa) la musica non aveva tutta questa accessibilità illimitata. Soprattutto se ti piacevano cose underground. E non parlo del fusion jazz polacco, eh. Il reggae era underground, come lo era il punk e il rap. Passavamo i momenti più improbabile davanti alla radio, con le cassettine pronte per registrarci i primi mixtape.


Canzoni random registrate con precisione chirurgica dall’inizio alla fine senza la voce dello speaker. Potevi essere fortunato, oppure no. O magari avevi la fortuna di incrociare nella tua vita qualcuno che avesse uno stereo doppio deck e i tuoi stessi gusti. Allora potevi ottenere con molta fatica una cassetta che avesse i suoi brani preferiti. Erano oro, te le facevi prestare e le copiavi. Quando avevi abbastanza materiale e a casa era arrivato uno
stereo doppio deck potevi avere la tua cassettina che finiva in heavy rotation nel walkman.

Li fondevo quei tasti. PLAY, REW, PLAY. Il nazismo della lunghezza dei pezzi. Se finiva la canzone del lato A ed eri stato bravo potevi girare la cassetta e sentirne una cominciare nel lato B.
Poi arrivarono i lettori cd. Minchia i lettori cd. Il futuro. Allora se non eri uno che girava in baggy come me ti dovevi portare il marsupio, o lo zaino. In tasca il lettore non ci stava manco morto. E il mondo della musica è cambiato. Negli angoli bui e polverosi dei negozi potevi trovare l’ultimo cd dei Cypress Hill o quello dei Colle. E allora ti informavi sulle
riviste, controllavi le date di uscita e pregavi la signora di Mipatrini (che è stata probabilmente la persona che mi ha più aiutato ad ascoltare quello che mi piaceva) di ordinarti quel cd.

“Come si chiama? Ma sei sicuro che si scrive così? Io boh, sta roba non
l’ho sentita mai”. Aspettavi quel giorno, come fosse il più importante della tua vita. Prendevi il pullman, salivi in centro e andavi a negozio. Eri il re del corso, altro che Centovasche. Sono arrivati i masterizzatori, poi è arrivato Napster e internet a 56k. E allora tutti giù a fare i cd alle freghe, oppure da mettere in macchina. La musica ha cominciato ad avere un’altra accessibilità e soprattutto un’altra fruibilità. Volevi scaricarti il cd del Wu-Tang Clan o dei Rise Against? Potevi farlo, e salvo incappare in un porno dopo SOLO TREDICIMILA ORE avevi la musica che a negozio non trovavi, e la mettevi comodamente nel tuo cd, la tua chiavetta o l’iPod.


Infine, Spotify e gli smartphone. Un accesso incredibile. C’è tutto, raga io cerco la roba più disparata e ci sta già qualcuno che ha fatto una playlist ad hoc. E i brani correllati, e gli artisti correlati, e la musica che ascolta lo zio Chad in Messico mentre fa i burritos. Ho scoperto tantissima roba che adoro e ne ho cestinata altrettanta. Non devi più andare a negozio.
i dischi escono sempre DOMANI A MEZZANOTTE SU SPOTIFY.
Le musicassette come oro. La fortuna di partecipare con qualche amico dj all’arrivo dei 45 giri dalla Jamaica. I più grande che ascoltano l’hardcore. La forza della musica negli auricolari, in quasi 30 anni di passione.
Non vi accontentate, cercate, scoprite. Always diggin’.
Fatevi la vostra cultura, non accettate quello che il mercato vi propina.
FUCK COMMERCIALS.

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