Monochromatic Experience Ep.15

Di Alessio “Chopy” Cambiotti

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Mi sono assentato per un po’.

L’approccio alla scrittura per me inizia con questa rubrica, 14 pillole fa. Mentre so esattamente qual è la condizione mentale per fotografare (vi assicuro ne sono davvero quasi molto convinto) ancora devo prendere la misura con le parole. Poi cavolo, un lavoro e due figli che ti danno da fare
come una crisi preadolescenziale.

Mi sono rispolverato, ho riguardato quali momenti avevo condiviso, con quali argomenti avevo riempito queste pagine. Raga, mi sono spaventato. Il comune denominatore di quello che scrivo è la mia vecchiaia. Cioè, mi spiego meglio: nemmeno io lo so quanto paragono la mia vita da giovane
scapestrato a quella di ora. Il punto vero però non è mai la vecchiaia ma l’essere cresciuti, cambiati.
Ed era esattamente quello che stavo facendo anche stavolta. Volevo condividere con voi l’entusiasmo che ancora ho qualche volta quando utilizzo Google. Com’è che dicono i giovani e i rapper? Ah si, quando googlo qualcosa (ma come minchia si scrive???, ho dovuto cercare anche
questa su Google).

Tutte le cazzo di informazioni e basta solo scrivere quello che vuoi sapere in quella pagina bianca. Dai ma non è fantastico? Da piccolo mi incuriosivano tutte le cose più strane ovviamente (e crescendo non è che sono migliorato). Poteva mai fregarmi qualcosa di quelle informazioni
racchiuse in comodi libricini, riviste o bignami che trovavi comodamente in edicola o al massimo in libreria? Si proprio quelle che risolvevi con 20 minuti di autobus e cuffiette all’orecchio.


Lo avrete dedotto da soli, ma voglio dirvelo lo stesso: no. A me interessava altro, non sto qua a snocciolarvi cosa. Però mi hanno sempre incuriosito le cose meno comuni (e grazie al cielo aggiungerei), e sempre anche ho dovuto faticare per soddisfare la mia curiosità. Ora il punto è: avrei vissuto meglio probabilmente? Non lo so, ma ora che è più semplice (anche se la semplicità
quasi mai va a braccetto con la qualità) riesco finalmente a colmare tutti i vuoti che ancora trovo lungo la strada. Ve lo siete chiesti lo so, e vi rispondo. Si, sono curioso in maniere che nemmeno riuscite ad immaginare.


Minchia che pippone infinito eh? Tutto questo per dire che oggi ho googlato “perfezione”. Ok, l pagina Wikipedia “PERFEZIONE” (che chi ci si è messo a spiegare un concetto così hardcore non lo
so) cita testualmente:

La perfezione è, in senso lato, uno stato di completezza e di ineccepibilità. 
Il termine “perfezione” è in realtà impiegato per designare una gamma di svariati concetti che,
storicamente, sono stati indirizzati verso distinte discipline, in particolar modo la matematica,
la fisica, la chimica, l’etica, l’estetica, l’ontologia e la teologia.”


Completezza e ineccepibilità. Oddio, e per chi? Quali sono i canoni di confronto? Ma non è una sega incredibile dover paragonare qualcosa a un modello pre-impostato? E poi ineccepibile può essere solo un numero, chiaramente recintato in un valore esatto. Ma tutto il resto? Cosa rende
completa un’emozione? Ovviamente Wkipedia paracula ha messo le mani avanti con la storia delle discipline. Ma ormai la perfezione è il nostro mantra. Un fisico perfetto, un beat perfetto, un’artista completo. Il quadro o la composizione che scansati proprio, quando mai ti ricapita?

Questo ha dettato la mia scelta fotografica di oggi. Una foto di due muri in un parcheggio, magistralmente sfocata. Non si parla di un errore semi impercettibile, di una piccolezza con cui i fotografi se lo menano a vicenda. No miei cari, un cazzo di errore che ai corsi di fotografia nemmeno spiegano perché, diavolo dai, le fotocamere di oggi hanno tutte il dannato autofocus.
Sapete quante foto intasano i cestini dei computer perché magari sono micro-mosse? Oh raga, io l’ho sbagliata. Fosse uscita perfetta sarebbe stata una inutilissima foto di due muri probabilmente. Invece è venuta così, e comunque gli ho trovato un significato. Come avrete notato in ogni articolo in fondo avete le coordinate perfette di ogni scatto. Beh, questa non mi
ricordo nemmeno dove l’ho fatta. Direi che non è proprio “ineccepibile” per la rubrica.

Ma sapete che vi dico? È perfetta? Oh cazzo se lo è, e perché lo decido io.
Non lasciatelo decidere agli altri fatevi un favore, circondatevi della vostra perfezione. E, ancora più importante, non decidete mai la perfezione degli altri. Perché ehy, quello che pensi di chi ti sta vicino davvero non è interessante, anche se chi ti sta vicino gli da importanza. Prima o poi sarà perfetto anche lui e imparerà per filo e per segno cosa farci con un’opinione non richiesta.

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