Monochromatic Experience Ep. 16

Di Alessio “Chopy” Cambiotti

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Non capisco come si possa amare l’inverno.
La pioggia, il ghiaccio, la neve. Vestirsi come un fagotto. Avere il piumone a letto. E poi l’eterna lotta dei post su facebook e delle storie su instagram. Una bella foto al cruscotto e via con la ricerca della GIF di tendenza. L’estate macchine che bollono e gente che implora diluvio universale e temperature antartiche. Valanghe di post, migliaia di commenti. Poi piove, e la fandom estiva rilancia #dovesonoquellichevolevanolapioggia, bel tempo di merda).

Io sono sempre stato pro-estate. Il caldo è l’alleato top. Cargo, canotte e finestrini abbassati. Birra a fiumi, serate all’aperto, gonne e vestitini. L’inverno invece la macchina è perennemente sporca, il bucato non si asciuga mai, le sneakers si rovinano. Esci per lavorare, è buio. Esci dal lavoro, è buio. Se ti va bene i vetri sono appannati, nel peggiore dei casi ti tocca raschiare il ghiaccio. Non ce la posso proprio fare, datemi 40°. Prendo la Vespa e mi abbronzo un po’.

Che poi abbronzarsi è un parolone. Davanti a mio figlio sono la fotocopia di Silver Surfer (senza muscoli però). Lui a maggio già fa a gara con la carbonella dei barbecue. Una parte delle sue origini gli ha regalato questa melanina iper-reattiva, bastano due giornate di sole e BOOM, pronto a sovraesporre tutte le fotografie. Lo guardo e penso “curioso”. Le nostre pelli così differenti, noi così uguali.
I nostri corpi sono delle macchine perfette si dice, sono strutturati tutti allo stesso modo. Poi chiaramente l’evoluzione fa il suo, e il nostro si adatta all’ambiente circostante (non nell’arco di un minuto eh, non siamo mica camaleonti).

L’innovatore Darwin decretò che, visto la disparità
fra sostentamento e esseri viventi al mondo, solo i più forti sopravvivevano. Questo ha un significato importante: noi siamo il risultato di millenni di correzioni genetiche per sopravvivere al meglio nella terra che ci ospita. È quindi ovvio che il Chopy nazionale non avrà le stesse caratteristiche fisiche di un individuo di un remoto villaggio del Botswana. E sono abbastanza
sicuro che entrambi non saranno simili al tizio nato e cresciuto in Groenlandia. Ma il punto è: nascere in Italia, Botswana e Groenlandia ci rende diversi? Si. Migliori o paragonabili ad altri? La risposta sembra scontata direte voi, eppure non lo è. Tecnicamente noi siamo più fortunati essendo nati in uno dei paesi che si sono maggiormente sviluppati (che poi, siamo davvero più fortunati?). Eppure orde di soggetti nostrani sono molto più simili agli ominidi di “2001: Odissea nello Spazio” di Kubrik. Non stringono tra le mani ossa dure da usare per colpire il monolite, ma dei meravigliosi ritrovati di tecnologia con cui vomitano odio sulla disuguaglianza e sulla superiorità di razza. Siamo nel 1945 pensate? Purtroppo no, nonostante abbiamo sorpassato di ben 20 anni il periodo futuristico che il buon Stanley aveva immaginato, siamo regrediti.


Il mio corpo e quello dei sopracitati allora si che sono uguali. Abbiamo la pelle dello stesso colore, uno svariato campionario di pantoni per occhi e capelli. Abbiamo frequentato le stesse scuole, gli stessi bar. Guardato gli stessi programmi in tv, letto giornali e libri (anche se a vederli e sentirli
non ne sono poi così tanto sicuro). Ma anche se siamo esteriormente uguali siamo come le stagioni.
Le stagioni sono tutte stagioni, ma non sono uguali. Possiamo scegliere sicuramente quella che ci piace di più, preferendo il piumone alla giornata in piscina e viceversa, e discuterne all’infinito. Ma non possiamo lasciare spazio alla stagione di chi ci vuole convincere che un uomo è migliore di un
altro perché ha il colore della pelle “più fortunato”, una credenza religiosa differente o un orientamento sessuale “atipico” (che anche qui, ci sarebbe da parlare giorni. Questa deve finire. Perché per quanto la nostra genetica può autoregolarsi per permetterci di vivere in serenità con l’ambiente circostante ancora qualcuno di noi non è in grado di vivere bene con il nostro vicino.


Ma il tempo è galantuomo e l’evoluzione è dalla nostra parte. Le genetiche differenti si stanno mischiando sempre di più e noi diventiamo sempre più forti. E questo è il segnale che aspettiamo, come le rondini che portano la primavera, o il sorriso dei nostri figli pronti ad accettarsi l’uno con
l’altro. E a marzo possiamo tornare a decidere se essere dispiaciuti per l’inverno appena finito o felici per l’estate imminente.
Ma lo facciamo tutti insieme.

Latitudine 43,112557, Longitudine 12,392707

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