Monochromatic Experience Ep. 7

Di Alessio “chopy” Cambiotti

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Viaggiare mi ha dato la possibilità di riconsiderare dei sostantivi del nostro linguaggio in maniera differente. Noi abbiamo imparato (o ci hanno insegnato) a conoscere le cose per quello che le viviamo nel nostro quotidiano. Una tazza, una macchina, una casa.


Ma, come nel concetto di casa, spesso le cose hanno un significato più ampio. Casa allora non è più solo un insieme di mura, ma una sensazione. Casa è il posto che ti fa sentire al sicuro o le persone che ti rendono felice. Casa è l’insieme dei tuoi ricordi ammucchiati sugli scaffali o in cantina, e magari vissuti in 2, 3, a volte 4 appartamenti diversi.

Quel disco speciale, quella sigaretta fumata durante quel periodo del cazzo a 16 anni. Le parole dette da un genitore che magari non puoi più abbracciare che sistematicamente tornano nella testa nei momenti di bisogno.


Nel 2015 ho vissuto un’esperienza abbastanza hardcore a livello psicologico, e ho cercato di evadere, fuggendo. Dopo mesi passati a sbattere sempre contro gli stessi ostacoli me ne sono andato. Per due settimane, come una vacanza in verità. Però dovevo evadere, il peso era troppo e
niente delle cose che mi hanno sempre reso sicuro riuscivano a tenermi su un livello accettabile di stabilità. Si fa in fretta a dire “non si scappa dai problemi”, ma quando il problema non riesci a
vederlo, toccarlo con mano, come si fa?

La Giordania è la culla della religione sapete? Nella sua gloriosa capitale Amman chiese e moschee sono fianco a fianco. Le persone riescono a coesistere senza farsi la guerra ogni giorno. Ma quanto è bello? Vivere in serenità intendo. Ognuno si fa la sua vita, noncurante della vita che il vicino
decide di fare che sempre più spesso è totalmente diversa dalla nostra. E grazie al cielo aggiungerei.

Sa che palle a fare tutti le stesse cose. Già mi viene l’ansia. L’importante è il rispetto. Vivere accettando e rispettando gli altri e le loro scelte.
Diavolo, ma è così difficile? Non possiamo lasciare gli altri liberi di vivere e morire come gli pare? In Giordania ho conosciuto un sacco di gente interessante, ma di gran lunga la cosa che mi ha più entusiasmato sono stati i beduini. Loro si che hanno riconsiderato la vita.


I beduini abitano nelle tende nel deserto. Raga, no come i boyscout. Tende grosse e veramente troppo ben attrezzate, con il camino dentro. Hanno i pannelli solari per l’acqua calda. E delle meravigliose buche fuori dove cuociono la carne. I beduini bevono un sacco di te (ma davvero un
sacco eh) facendolo in ogni posto gli viene voglia, hanno sempre tutto il necessario nel pick-up.


Per molti purtroppo ancora l’idea che un uomo possa decidere di vivere la vita senza una dimora così fissa (come un palazzo di cemento armato e fondamenta) è aberrante, quasi una non-vita.
Ma per loro no, loro il cemento l’hanno barattato con la gentilezza. E questo fa di loro persone stupende. Un proverbio Tuareg dice: “Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci. E il deserto affinché possa ritrovare la sua anima”. Non so se è tutto vero, ma io lì l’anima l’ho ritrovata.

Latitudine 29,5315, Longitudine 34,9974

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