Monochromatic Experience Ep. 8

Di Alessio “Chopy” Cambiotti

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I tempi cambiano.
Inutile che lo dica io, la superstrada non si può più prendere. Piena di lavori (il che sarebbe il meno), ma ogni giorno non sai cosa devi aspettarti. Sai che prenderai la superstrada al tuo ingresso di riferimento e quello che può succedere è solo un’incognita come a una partita di Call of Duty online.


Dopo svariati consigli ho finalmente deciso di abbandonarla e percorrere la famigerata strada interna, che è decisamente più scorrevole e ha un “panorama” molto più variegato. Arrivando da un’altra direzione ho cambiato pure bar di riferimento, essendo una realtà molto più piccola del
bar di passaggio in cui mi fermavo prima noto una continuità di frequentatori. Vedo più o meno sempre le stesse persone che si fermano per una colazione veloce.

E qui trovo sempre lo stesso gruppo di persone (anziane) sedute sempre allo stesso tavolino. Sono sempre lì, tutte le mattine. E parlano sempre delle stesse cose. Un argomento prevalente sono decisamente i tempi che cambiano. Le abitudini e i modi di fare di ora sono spesso incomprensibili per una persona di una certa età. È vero, capita anche a me di non
capire certe cose di ora (e non ho nemmeno 40 anni LOL). Uno di loro è un meccanico (lo è ancora, perché non basta andare in pensione a cancellare quello che hai fatto per una vita) e ha capito che era il momento di smettere quando ormai erano troppe le macchine piene di aggeggi elettronici.


“Non serve più la manualità” dice. “Ora fanno tutto i computer”.
Ora fanno tutto i computer. Non è curioso? Nonostante chissà quante generazioni ci dividono l’argomentazione è sempre la stessa. Come nella meccanica, nell’arte. Quante volte abbiamo sentito parlare dell’avvento della tecnologia come un male? Così come le nuove officine a detta sua hanno cambiato il lavoro per come lo conosceva abbiamo sentito dire più o meno la stessa cosa per i dj che suonano con il terribilissimo tasto SYNC e i fotografi. Ah, i fotografi.


Perché se avevi il rullino da 36 col cavolo che fotografavi quello che mangi. Se gli scatti erano contati non ti saresti fatto tutti questi selfie. Se dovevi pagare per vedere una fotografia stai sicuro che non ti saresti fatto fotografare in discoteca. La tecnologia ha creato accessibilità nell’arte. Ci sono molti più dj, molti più fotografi, molti più musicisti.

È chiaro, una mole così alta di nuove leve genera anche dei mostri. Ma ho sempre creduto che avere paura di chi viene “dopo di te” di base dimostri solo una spiccata mancanza di fiducia in sé stessi. Che bisogno hai di criticare il ragazzo che ha cominciato ieri se sei sicuro di quello che fai?
E nella vita? Abbiamo il mondo sempre in tasca. Abbiamo accesso a tutte le informazioni del mondo a un click, invece scrolliamo inesorabilmente i social, guardiamo cosa fa il nostro vicino dal telefono invece che chiederglielo a voce.

Controlliamo le notifiche, cerchiamo solo di capire se abbiamo trovato il modo giusto di scrivere dell’argomento adeguato per avere un adeguato numero di likes. Nella vita di tutti i giorni la tecnologia ci sta isolando. Non siamo più capaci ad avere un rapporto normale, non siamo più in grado di vivere un momento. Dobbiamo solo scrivere, postare, chattare. E nemmeno per informare gli altri, ma per compiacerci.
I momenti personali acquisiscono valore solo se un pugno di persone su una piattaforma decidono che lo hanno.
È davvero questo che volevamo?

Latitudine 45,4692, Longitudine 9,1830

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