Natale con uno sconosciuto – Nessuno fa il Natale come i norvegesi!

Il genere della commedia romantica è stato proposto in tutte le salse possibili e immaginabili, ma quella più credibile resta sempre e comunque la sua variante natalizia. Il Natale, infatti, è per antonomasia quel periodo dell’anno dedicato agli affetti stabili (decreti presidenziali permettendo). E se questi affetti creano problemi? E se non esistono? E se le feste finiscono a tarallucci e vino, ma soprattuto vino? Lo scorso anno, a questo filone narrativo, si è aggiunto Natale con uno sconosciuto (Hjem til Jul in norvegese, letteralmente “A casa per Natale”, molto più appropriato in effetti), una serie Netflix norvegese di sei episodi da trenta minuti, che quest’anno ci ha regalato anche una seconda stagione.

La trama è piuttosto elementare: Johanne, un’infermiera appassionata e insicura, non ha un fidanzato da portare alla cena della vigilia di Natale ed è determinata a rimediare. Fin da subito la serie promette di essere tutto quello che ci si aspetta da una rom-com norvegese: la neve, gli addobbi natalizi come fossimo in Lapponia, la neve, lana dappertutto, alci, la neve, occhi azzurri, barbe, tanta, ma tanta neve (anche gli appuntamenti romantici sono sulle piste da sci!). L’arena è obiettivamente la cosa più natalizia che si possa trovare in un prodotto audiovisivo; fa sorridere il contrasto con la colonna sonora, che con l’immaginario di un posto simile non c’entra nulla, dal momento che in ogni episodio viene inserita una ballata ellettro-pop necessaria per ricordare allo spettatore che è di fronte a una soap-opera.

Riuscirà a Johanne a trovare il fidanzato perfetto? Spoiler: non ce ne può fregare di meno. Nonostante sia il motore drammaturgico principale, la scrittura della serie si concentra tantissimo nel mostrare le sensazioni e i sentimenti di Johanne rispetto a tutto ciò che la circonda. Lei dice di amare il Natale, ma poi è la più stressata di tutte, pensa di volere qualcuno in grado di darle sicurezze, ma si accorge che un orgasmo vale più di mille promesse. Come darle torto; più che la ricerca del partner perfetto, quella di Johanne è una ricerca verso la consapevolezza migliore di sé, nell’attesa che, come succede spesso, quella stessa consapevolezza venga ridimensionata dalle scelte di lui (tipo andare con altre donne, quelle cose lì). Nella prima stagione la macroarea tematica si concentrava sul vero significato del Natale, con un cliffhanger a là Emily in Paris che chiamava per una seconda stagione alla scoperta del misterioso mandante di cento rose rosse il giorno della vigilia.

In effetti

Misterioso, ma fino a un certo punto, anche se le scelte di scrittura, per essere una commedia romantica che non si propone di innovare nessun canone stilistico, sono quasi sempre interessanti, inaspettate e quando non lo sono uno dei personaggi esplicita il cliché, rendendolo in qualche modo a prova di banalità. Anche in questa seconda stagione la vita sentimentale di Johanne va, per un motivo o per un altro, sempre peggio, ma questa volta anche il rapporto dei suoi genitori è un casino, e la sua coinquilina ha deciso di trasferirsi a Madrid con il suo futuro marito. Il colpo di grazia lo dà la protagonista stessa, quando decide di organizzare la cena della vigilia a casa sua, nonostante ai fornelli sia in difficoltà anche con un uovo strapazzato. La cosa che rende interessante la protagonista è proprio questa: è una millennial pigra e annoiata, che si trova a uscire solo con casi umani, in un ambiente dove tutti sembrano avere la vita perfetta!

Quello della commedia romantica è inoltre un genere che risponde alle esigenze della comfort television, quel tipo di prodotti da consumare come si consuma la cioccolata calda, e le atmosfere natalizie della serie non fanno altro che aumentare la sensazione di essere di fronte a un contenuto leggero, accogliente e in qualche modo “purificante” rispetto ai mille mila titoli da binge-watching o alle serie evento che popolano i palinsesti durante il resto dell’anno.

Sul serio, voi lo avete un pigiama così?!

Natale con uno sconosciuto riconcilia con il Natale anche lo spirito più “grinchesco”, perché la protagonista si muove su e giù dalla cittadina con uno slittino, organizza interi pomeriggi di decorazioni con il vicino, allestisce improbabili rappresentazioni natalizie in corsia, e si fa spiegare dalla dottoressa del suo reparto come raggiungere un orgasmo attraverso la corretta respirazione. La società norvegese dipinta dalla serie, infatti, oscilla tra un progressismo estremo, dove chiunque può trovare l’amore in uno speed-date o attraverso un’app di incontri, e un conservatorismo da paesino di montagna, nel quale se hai sposato qualcuno, anche un pellicano, per quello che vale, il pellicano deve essere il tuo compagno o la tua compagna per la vita (nella serie nessuno è sposato con un pellicano, purtroppo).

Johanne si scontra con le aspettative che si porta dietro una trentenne single senza figli – né tantomeno la voglia di averne a breve – mentre cerca di capire se si può essere una femminista, ecologista, progressista, accettando allo stesso tempo di farsi depilare le parti intime, dedicarsi al consumismo più sfrenato sotto Natale, e scendere in piazza per celebrare la monarchia norvegese.

I temi sono gli stessi che serie molto più ambiziose cercano di esplorare quando sullo schermo c’è una protagonista femminile inadatta alla sua realtà, di conseguenza Natale con uno sconosciuto rispecchia le istanze del momento, ma si accontenta di farlo con maiale arrosto, maglioni natalizi, e quella maledetta mandorla indispensabile in cima alla crema di riso. Insomma, ci sono tante cose mal riuscite per celebrare le festività, ma questa serie norvegese è perfetta per dimenticarsi di lockdown, pandemie, cenoni annullati e sognare di essere da qualche parte, sommersi dalla neve, sorseggiando vin brulè, nel tentativo di capire di chi è che siamo veramente innamorati o innamorate. God jul!

Paolo Stradaioli

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