Il nostro Sanremo: Willie Peyote

Di Gloria Massinelli

Il nostro Sanremo è una rassegna di Futura che si occupa di approfondire gli artisti che riteniamo più validi di questa edizione del festival. Coma Cose, La Rappresentante di Lista, Colapesce e Dimartino, Willie Peyote, Fulminacci e Ghemon i nomi che abbiamo scelto. Buon festival e buona lettura.

Mentre noi ci chiedevamo se fosse più rap o più indie, Willie Peyote stava lavorando al pezzo che presenterà a Sanremo, dalle sonorità policrome e inaspettate. Il torinese Guglielmo Bruno, vero nome di Willie Peyote, parteciperà alla 71° edizione del Festival con Mai dire mai (La locura), che racconta la relazione tra il nostro paese e la cultura attraverso l’istantanea di un presente così denso da farci sentire ironicamente sempre più svuotati.

Le citazioni e i riferimenti rendono questo brano un ‘capolavoro letterario’, già destinato ai riconoscimenti della critica.
L’esperienza nel gruppo Sos Clique, con Kavah e Shula, anticipa il percorso da solista di Willie Peyote, che nel 2011 porta alla pubblicazione del suo primo album “Il manuale del giovane nichilista” seguito da “Non è il mio genere, il genere umano”, che esce nel 2013. I suoi testi sono cinici e smascheratori, pessimisti e poetici. Nel 2015 è il momento di “Educazione Sabauda”, disco provocatorio che insegna l’arte di andare controcorrente.

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“Sindrome di Torèt” è il quarto album in studio di Willie, incentrato sul tema della libertà di espressione e dei suoi stessi limiti, mentre nel
2019 viene pubblicato “Iodegradabile”, progetto che sintetizza il desiderio dell’autore di ricercare un nuovo sound senza perdere il suo fare dissacratorio. La depressione è un periodo dell’anno è il suo ultimo singolo, un brano ‘ironico, amaro, figlio della lezione di Giorgio Gaber, in cui l’uso dell’iperbole e affreschi del contemporaneo scorrono su una base perfetta dalle tinte black’.

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Mentre qualcuno si domandava se un cantante, in quanto artista, sia obbligato a prendere una posizione su questioni sociali e politiche o se debba fare solo il cantante, Willie Peyote trovava il senso stesso della sua identità artistica nel raccontare la realtà con tutte le sue umane storture (non senza filtri ma attraverso i propri) e lavorava al testo del brano che presenterà a Sanremo, che fa così “Pompano il trash in nome del LOL e poi vi stupite degli exit poll? Vince la merda se a forza di ridere riesce a sembrare credibile”.

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