pagelle sanremo

Sanremo – Le Pagelle – Terza serata

Le pagelle della terza serata del festival di Sanremo. Qui trovate quelle di ieri.

È finalmente arrivato il mio turno. La terza serata, quella delle cover, è la mia preferita e sono carico come una belva. Il programma è infatti formidabile: cena veloce, sigarette a portata di mano, plaid e laptop sopra le ginocchia. Avvio Raiplay e con gioia mi accorgo d’aver cannato totalmente l’intro: si parte subito a cannone con la KERMESSE.

guardando Sanremo

Sanremo, a noi due…

NEGRAMARO – Io ho un problema: per me Lucio Dalla è una delle personalità artistiche più importanti dal dopoguerra ad oggi. Autore e musicista immenso, del quale ho “rivalutato” anche i momenti più pop (vivevo nell’errore, scusatemi). Cosa succede, quando i Negramaro fanno una versione didascalica di 4 Marzo 1943, nella quale il solo tratto caratteristico è la voce di Giuliano Sangiorgi? Succede che io mi arrabbio. Se poi segue la ormai iper abusata cover di Meraviglioso, le cose non possono che peggiorare. Bravi perfomer, tanto mestiere ma per me è no. Per me è il GRANDE NO. Un no ontologico.

NOEMI feat. NEFFA – Accoppiata bizzarra, sulla carta. Poteva funzionare. E invece no. Il buon Giovanni è totalmente fuoi tempo, fase e linea melodica, mentre Noemi sbraita più o meno come una Anastacia alla sagra di paese. Il fonico si accorge e per le prime due strofe spara il sax ad un volume orrendo, rendendo il tutto talmente improvvisato e farsesco da farlo apparire quasi bello, per quanto raffazzonato. Tanto affetto per Neffa, la Dopa e i Negazione ma MAI PIU’.

FULMINACCI feat. VALERIO LUNDINI e ROY PACI – Ok, il pezzo non è esattamente una gemma nella produzione di Jovanotti AKA Lorenzo e delle due, una: o lo stravolgi o lo fai paro paro. Se lo fai più o meno uguale, ci ficchi dentro un Lundini totalmente a buffo (e irritante), mentre Roy Paci fa il Roy Paci, io non so che dire. Fulminacci sei bravo e ti vogliamo bene ma la prossima volta chiamaci che la cover te la consigliamo noi

Vittoria Ceretti valletta a Sanremo
Scoprire chi sia Vittoria Ceretti è stato bello

VITTORIA CERETTI – Ne ignoravo l’esistenza ma mi sembra molto brava. Tornerà a Parigi e onestamente se quelli lassù si tengono lei e ci ridanno la Gioconda, io ci sto.

FRANCESCO RENGA feat. CASADILEGO – Ecco, ci siamo. Qua la canzone è di una bellezza talmente devastante che si regge da sola. C’è il solito problema del fonico Rai, ormai alla quinta grappa e le voci vanno e vengono, completamente a caso. L’arrangiamento, un po’ rock e un po’ melomane a me piace un casino e il pezzo acquisisce uno strano sentore di (ok non sputatemi in un occhio) Walker Brothers VS Muse. Vabè, m’è piaciuta: scelta del pezzo clamorosa ed esibizione accettabile, quel tanto che basta pe non farmi rimpiangere i Negramaro.

EXTRALISCIO DAVIDE TOFFOLO feat PETER PINKLER – A gente che porta sul palco – di nuovo – Moreno il Biondo e sceglie quel medley, non puoi che accordare abbracci e stima. Scelgono di fare casino (anche forti di un brano in gara davvero bello) e vincono: chitarre rotanti, ballerini, voglia enorme di Lambrusco e di fare all’amore. C’è pure il Trautonium di Peter Pichler e onestamente non posso chiedere di più. Bene, anzi benissimo.

Moreno il biondo
Moreno il Biondo, un gigante assoluto

L’intermezzo con le gag di Fiorello lo skippiamo senza pentimento alcuno, perché non ce ne frega nulla. Peraltro far ridere parlando del PD è cosa che riesce infinitamente meglio al PD, perciò passiamo oltre.

FASMA feat. NESLI – La tecnologia che si anima e cerca di porre rimedio agli errori dell’essere umano. Non possiamo che interpretare così il suicidio di un eroico microfono, nel tentativo di non far attaccare Fasma, poiché il paragone con l’originale è ovviamente impietoso. Il ragazzo non ha storia, spessore e spalle per reggere il peso di uno dei pezzi più belli degli anni 00, l’autotune ha un po’ rotto il cazzo ma ad ogni modo col cambio del microfono le cose vanno molto meglio. Si apprezza comunque la scelta e si sottolinea che per chi scrive pure la versione di Tiziano Ferro era una chiavica.

BUGO feat. PINGUINI TATTICI NUCLEARI – Bugo mi sta simpatico. Lo vidi la prima volta ad Umbertide, ai tempi di Sentimento Westernato e mi piacque tanto; eravamo in cinque e fu totalmente surreale. Qua c’è un problema, però: non azzecca l’attacco e il tizio dei PTN gli ruba la scena, sfoderando una prestazione da live band da discoteca. Mancavano il “SU LE MANI SANREMO” e lo sboccio degli champagnini. Non so che dire, se non una cosa: se non sei del peso, Lucio lo devi lasciar stare, perché da nazionalpopolare a cheap il passo è breve.

MICHIELIN & FEDEZMichielin: “Ok, non possiamo fare un pezzo serio perché se poi tu canti, l’orchestra ci tira delle cose addosso. Se non canti e rappi su un pezzo a caso, parte l’effetto Amici di Maria de Filippi e per cortesia evitiamocelo…daje Federì, qualcosa dobbiamo fare
Fedez: “Ideona: buttiamo su un medley. Io qualcosa mi invento, tu canti bene e arrangiamo tutto un po’ da avanspettacolo. La moglie ci fa una storia su instagram e va liscia anche questa…Spotify lo sbanchiamo

Ha funzionato. Benaccio.

IRAMA feat. GUCCINI che dice delle robe – Ok, io pensavo d’aver visto tutto nella vita ma Sanremo quest anno mi mette di fronte alle mie mancanze: Irama vestito come Scialpi e coi capelli alla Massimo di Cataldo interpreta Cirano. Ok. Pochi mesi fa c’ammorbava coi tormentoni latineggianti e adesso si cimenta con un testo di una pesantezza (e leggerzza) enormi, uscendone con le ossa rotte e il ciuffo sudato. Il mio futuro erede (giuro che è vero) ha iniziato a tirare fortissimi calci nella pancia della madre (e mia compagna ancora per poco, poiché fan di Fedez), per legittima difesa. Male.

Massimo di Cataldo
Massimo di Cataldo

MANESKIN feat. MANUEL AGNELLI – Che dobbiamo dire? Scelta piuttosto scontata ma adattissima al maledettismo posticcio di questi cialtroni. Manuel Agnelli e i suoi invitti pettorali li accompagnano nella loro celebrazione di un ROCK ormai morto e sepolto da ben prima che loro nascessero e alla fine siamo tutti contenti. Canzone bellissima come al solito, arrangiamento bello denso e presenza sul palco. A me continuano a fare schifo ma stasera posso non infierire.

RANDOM feat. THE KOLORS – Due cove di Jovanotti in una serata. 70 anni di musica leggera italiana, centinaia di canzoni bellissime ed escono fuori ste due robe. Ok. Incassiamo. I the Kolors come backing band funzionano, nella strofa si citano (inconsapevolmente?) Questo folle sentimento e la Formula 3, poi parte un ritonello dal sapore Alan Sorrenti e tutto va un po’ così, che manco loro sanno perché. Un gran casino. Random, nomen omen.

WILLIE PEYOTE feat. SAMUELE BERSANI – LA GRANDE CANZONE D’AUTORE dritta in faccia: Giudizi Universali Io con Bersani ho dei problemi ma so che son cose mie e non voglio essere troppo di parte; il pezzo è bello, il pathos c’è e pure i completoni neri con camicia bianca che fanno pendant con l’atmosfera. D’altra parte non è che si può arrangiare in chiave psych un pezzo di Bersani, perciò spari giù un duetto col pilota automatico e viva la vita. Promossi con sbadiglio.

Pausa sigaretta e si torna in gara.

intervallo di Sanremo
Sanremo è Sanremo

ORIETTA BERTI feat. LE DEVA – L’Orietta Nazionale, conciata come un Mon Cherì e affaincata da delle tizie di cui ignoravo l’esistenza fino a questo momento. Il pezzo è M E R A V I G L I O S O e se penso che è stato coverizzato anche dai Dear Jack o dalla Amoroso, mi viene da piangere forte forte forte. Orietta ci mette il suo vibrato, il sorrisone e la consapevolezza di chi quei tempi l’ha vissuti (i tempi in cui Bacalov arrangiava le canzoni di Endrigo, per intenderci). Onestà e intonazione: basta questo per volerle bene.

IBRAHIMOVIC fest. SE STESSO – 10, a Zlatan sempre 10. Leggete la sua autobiografia, riderete molto e impiegherete solo un paio d’ore della vostra vita (è scritta in un agile italiano per stranieri e stampata con font per ipovedenti). Dico davvero.

GIO EVAN feat. I CANTANTI DI THE VOICE SENIOR – Qua si toccano le corde del classe 78 che è in me e la lacrima fa sempre capolino. È per questo che parto prevenutissimo: non mi piace quando ci si prende gioco delle MIE cose. Però i senior mi fanno tenerezza, i Roy Rogers come jeans mi mettono sempre un groppo alla gola che la metà basta e ciò è sufficiente per farmela passare. GIO EVAN, ti tengo d’occhio ma a sto giro l’hai sfangata.

GHEMON feat. NERI PER CASO – E vabè, MA QUANDO SI ALLONTANANO È NO...pure qui effetto nostalgia a valanga. Il medley è riuscitissimo e i Neri per Caso non sbagliano una nota. Per empatia pure Ghemon è più sicuro nell’esecuzione e i pezzi scorrono che è una bellezza. Rimane qualche dubbio sulla scelta dei brani, se l’intento era quello di fare un omaggio alle donne che suonasse attuale. Dubbio che mi tengo per me. Esibizione buonissima: promossi.

Pausa: un infinita ed inutile gag tra Mihajlovic, Ibra e Amadeus culmina con Fiorello che fa ciò che ama fare da decenni: cantare canzoni a caso, nello specifico tocca a Io Vagabondo. Poi arriva la supermodella d’oro vestita e io già fremo. Per fortuna si torna alla musica e io mi ripiglio.

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA fest. DONATELLA RETTORE – Pronti per l’Eurovision, il pezzo è una mina ancora oggi (ma va?) e loro lo eseguono con un tiro adeguato. Poi arriva Donatella che ancora gliel’ammolla e si balla fortissimo. C’è tanto glamour e pure io divento più buono. Promossissimi.

Donatella Rettore
D O N A T E L L A

ARISA feat. MICHELE BRAVI – Si sfida il non sfidabile. A volte mi chiedo se sia arroganza o totale mancanza nella percezione di se stessi e di quello che si dovrebbe provare a fare. Diciamo che se sei IRAMA non devi cantare Cirano e che sei ArisaconMicheleBravi scegliere Pino Daniele non è una mossa a mio avviso azzeccata. La cantano benissimo, nulla da eccepire ma è totalmente vuota (e con un arrangiamento che la rende melensa). È un no.

Pino Daniele
L’unico che poteva interpretare Pino Daniele era Pino Daniele. Basta.

Stacco pubblicitario, sono sfinitoe al ritorno c’è Monica Guerritore che me la fa prendere malissimo e ci introduce alla performance di Achille Lauro. Sono troppo poco lucido per capirci qualcosa, riesco solo ad elaborare il fatto che al Nostro ormai è partita completamente la brocca e che mi sono perso il momento in cui qualcuno ha fatto credere ad Emma Marrone di avere un senso. A me pare Velvet Goldmine fuori tempo massimo e che Achille Lauro abbia ormai sfondato l’achillelaurometro. Qualcuno dovrà pur dirglielo. Bella la riflessione sul pop (che io condivido da sempre) ma è talmente autoreferenziale ed egotica da risultare la più classica delle pisciate fuori dal vaso. Basta Achì, riavvia la Rolls Royce e falla finita.

Achille Lauro
Achille Stardust Velvet Renato Zero Bolan Godmine

Ancora gag inutili, ancora Fiorello che ci infligge il suo ESSERE SHOWMAN e io non ne posso più: si torna alla gara, stremati.

MADAME – l’effetto è tipo quando ho visto per la prima volta Jovanotti cantare Gimme Five . Avevo 10 anni ed era il 1988. Il problema è che Madame (che trovo molto brava) non ha compiuto 20 anni e l’esibizione pare molto più vecchia di lei, di me e pure di Gimme Five. Scelta sbagliata.

LO STATO SOCIALE feat. EMANUELA FANELLI e FRANCESCO PANNOFINO – mi astengo, perché la cover in se è dimenticabile ma il senso è totalmente un altro e ben più importante. Speriamo non sia per sempre, perché mi manca (ci manca) tanto tutto.

ANNALISA feat. FEDERICO POGGIPOLLINILa Musica è Finita se una Annalisa, fuoriuscita da Amici e sempre in bilico tra melò e ambizioni di modernità, gioca a fare l’Adele e ci riesce pure bene? No, non è finita e direi che c’è speranza. Certo, quando si pesca in quel periodo è sempre un brillare di luce riflessa ma lei è adeguatissima.

GAIA feat LUOS AND THE YAKUZA – ciò che vale per Annalisa, a sto giro no. Troppa roba per tanta pochezza. Un po’ come se io puntassi alla fascia destra del Real Madrid. Facciamo i seri.

COLAPESCE E DIMARTINO feat. BATTIATO FROM HELL – che scelta banale amici miei. Arrivare con Musica Leggerissima e poi sputarci addosso Povera Patria con la faccia mesta e l’interpretazione contritae seria. Potevano evitarsela ed evitarcela, di conseguenza.

COMA_COSE feat ALBERTO RADIUS & MAMAKASS – io a loro voglio bene, tanto bene. Il pezzo in gara mi piace tanto e lo canticchio già tutto il giorno. Però. C’è il però. Un gran però. Non sono un melòmane e mi piacciono le imperfezioni; d’altra parte nemmeno Lucio era cantante dalla voce perfetta. Ma era Lucio. Se sei i coma_cose Il Mio Canto Libero non la puoi stracciare così. Delusione assoluta della serata.

MALIKA AYANE – ancbe qui si cala l’asso di bastoni. Insieme a te non ci sto più è una delle canzoni più belle mai scritte nella storia della nostra musica leggera e rovinarla sarebbe stato onestamente difficile, oltre che delittuoso. Malika fa il suo e la canta molto bene ma per me è troppo intima e non trasmette tutto il dolore che la Caselli era in grado di far percepire. Brava ma deludente, per me.

MAX GAZZÉ feat MAGICAL MYSTERY BAND – sono quasi le 2, io sono stremato e onestamente non so quanto sia più lucido per affrontare Del Mondo. Scelta coraggiosa La coppia Gazzè – Silvestri in combo con il pezzo scelto mi fa volare verso i tempi di Videomusic: promossi per l’effetto amarcord.

ERMAL META feat NAPOLIN MANDOLIN ORCHESTRA – io non so cbe dire, se non che questo pezzo non s’ha da fare, né ora né mai e che Ermal Meta si è arato da solo la stada verso premi della critica e favori degli intenditori da salotto buono. Io onestamente, mi son fatto due palle così: sarà l’ora? Sarà il fatto che lui non lo tollero? Ad ogni modo, cover totalmente inutile e pleonastica.

AIELLO feat VEGAS JONES – siamo in chiusura e possiamo essere più stringati ed onesti: lui in un mondo giusto avrebbe proposto questa cover alle 4 di notte, davanti al nulla più totale. È per me inconcepibile che una direzione artistica un roba che è al limite del vilipendio di cadavere. Né Rino né Gianna meritavano una roba del genere.

EDIT. Come previsto, Ermal Meta PRIMO. Fessi ma non del tutto: costruito per vincere. Daje ERMAL!!!

È finita, vado a morire.

Articolo di Michele Lalleroni

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