Sposerò FERRO

Confessioni di una quasi trentacinquenne innamorata persa di TZN

Di Giulia D’Amato

Ne ero sicura che vedere troppe volte in replica su qualsiasi canale “Sposerò Simon Le Bon”, film cult italiano del 1986 per più di una generazione, mi avrebbe rovinata. E come la protagonista di quella pellicola Clizia per Simon Le Bon, così io per Tiziano Ferro sarei disposta a rompermi una caviglia. Forse anche un braccio.

Ascolto Tiziano Ferro da quando ho visto al cinema “Tre metri sopra il cielo”. “Sere nere” ancora ce l’ho in cuffia quando esco a camminare per Torpignattara, fingendo di essere una che fa attività sportiva anche da prima del lockdown. Veramente finisco ad ascoltare quasi sempre Tiziano Ferro.

Ho i cd di Tiziano, pure i vinili, i libri e la collezione di Baci Perugina con le frasi delle sue canzoni.

L’ho visto in concerto all’Olimpico e non ho preso benissimo il rinvio del concerto di quest’anno. Durante Sanremo, dal piano di sotto mi hanno sbraitato di abbassare il volume della tv perché Tiziano urlava troppo. Conservo con cura il Vanity Fair con le foto del suo matrimonio come se fosse il mio. Avevo trovato pure il modo di imbucarmi alla laurea del fratello, poi la vergogna mi ha fermato. Ma ho passato due ore in fila per entrare all’anteprima dell’ultimo disco, con il pass ottenuto tramite l’acquisto dell’album in un determinato negozio, praticamente ho fatto trenta chilometri sui mezzi a Roma, consolata dal fatto che ci fosse anche gente più vecchia di me. E quando succede che mia madre mi chiama per dirmi “C’è Tiziano in tv”, mi sento un po’ scema. Ma le passioni hanno pochi perché, ho sempre pensato. Mica si chiede a qualcuno “Perché tifi il Grifo?”. Ecco a me non si chiede “Perché ti piace Tiziano?”.

Poi l’altra sera ho visto finalmente FERRO, il documentario su Prime Video.

E ho pianto per un’ora consecutiva, ma a questo punto tutto ciò era forse prevedibile.

Non voglio dare un giudizio cinematografico, semplicemente perché penso che a parte qualche rara eccezione, quello che viene prodotto negli ultimi tempi dalle piattaforme online più seguite non sia cinema. È intrattenimento, di alta qualità a volte, ma è intrattenimento. Ma FERRO va oltre l’intrattenimento. E va oltre Tiziano Ferro stesso, perché a un certo punto smette di parlare di sé e parla di tutti. 

Con una verità disarmante, facendo vedere quello che spesso la gente famosa nasconde e mantiene privato, racconta la sua vita ora a Los Angeles piena d’amore con il marito e i vecchi cani, il video del matrimonio e la quotidianità, ricorda il passato da quando era uno sconosciuto a Latina al primo disco, la popolarità da giovane che arriva e lo travolge fino al successo di oggi. Poi il festival di Sanremo di quest’anno quando gli si spezza la voce su “Almeno tu nell’universo” e il compleanno dei quarant’anni con la famiglia. Tiziano Ferro racconta quello che tutti hanno difficoltà a dire anche a se stessi. Disturbi alimentari, la dipendenza dall’alcol, il coming out. La solitudine e la paura di deludere gli altri e se stessi, l’ansia e il timore di non andare bene, il cercare consensi e amore a tutti i costi nel prossimo perché non ci si accetta per come si è, il coraggio nel saper chiedere aiuto e i sorrisi dolorosi e consapevoli di quando si riesce ad ammettere di stare male, anche quando si è Tiziano Ferro. E quelle parole non mi hanno fatto sentire unica e sola. Non è facile prendere coscienza dei propri limiti, riconoscere di usare anche solo il cibo per reprimere e soffocare le emozioni, la rabbia, il dolore e l’insofferenza di stare al mondo e capire invece che si può stare meglio, che si può stare sereni, che le ferite possono essere trasformate in feritoie e può entrare luce. Forse io e Tiziano Ferro siamo ancora più vicini. Non solo perché ho sempre pensato che se avessi fatto mai un disco l’avrei chiamato “121” e non “111” perché pesavo più di lui, ma perché TZN ha raccontato il difficile percorso nella ricerca di identità di se stessi, fatto di grandi dolori e di grandi momenti di felicità.

E poi alla fine del documentario ho scoperto che la nonna di Tiziano Ferro si chiama Margherita D’Amato. Magari siamo parenti stretti e non l’ho mai saputo.

“Case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale che anche se non valgo niente perlomeno a te ti permetto di sognare e se hai voglia, di lasciarti camminare scusa, sai, non ti vorrei mai disturbare ma vuoi dirmi come questo può finire?” (Non me lo spiegare, Tiziano Ferro, 2004)

FERRO trailer

ALMENO TU NELL’UNIVERSO SANREMO 2020

Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *