Street photography: attimi di vita – la riscoperta dell’ordinario.

Di Viola Lotta e Magda Polytaridou

Nel mese di marzo, la rubrica Messa a fuoco, decide di celebrare i sei mesi di collaborazione con la piattaforma di Futura FM, dedicando l’articolo mensile all’origine del nome della rubrica stessa: il mettere a fuoco un attimo nella frenesia della vita quotidiana. Il genere fotografico che meglio rispecchia questo pensiero, è la Street Photography, nella quale ciò che è quotidianamente visto come banale, agli occhi di chi sta dietro il mirino, diventa una storia meritevole di essere raccontata.

La Street photography è tecnicamente un genere fotografico che nasce dall’osservare la vita quotidiana nei luoghi pubblici. Le origini di questo genere possono essere ricondotte alla fine dell’800. Associata inizialmente a figure come Henri Cartier-Bresson, Brassaï e André Kertész, la street photography è stata riconosciuta come un genere a sé stante all’inizio degli anni ’30. Sebbene ci siano precedenti e aree di sovrapposizione con la fotografia documentaria e architettonica, la Street photography è unica al mondo, associata all’abilità del fotografo nel catturare qualcosa del mistero e dell’aura della vita quotidiana in città. I soggetti delle fotografie sono in genere estranei, spesso inconsapevoli dello scatto stesso. I fotografi che fanno street, per quanto l’ambiente in cui scattano sia gremito di persone, non necessitano grandi folle per i loro scatti, ma preferiscono appunto isolare e catturare dei momenti che passerebbero altrimenti inosservati.

Una delle più grandi esponenti di questo genere fotografico, Vivian Dorothy Maier, era una street photographer americana il cui lavoro è stato scoperto e riconosciuto dopo la sua morte. Ha lavorato per circa 40 anni come bambinaia e badante, principalmente nella North Shore di Chicago, mentre si dedicava alla fotografia. Ha scattato più di 150.000 fotografie durante la sua vita, principalmente delle persone e dell’architettura di Chicago, New York e
Los Angeles, sebbene abbia anche viaggiato e fotografato in tutto il mondo. Vivian si concederà ulteriormente la sua appassionata devozione nel documentare il mondo che la circonda attraverso film, registrazioni e raccolte fatti in casa, assemblando una delle finestre più affascinanti della vita americana nella seconda metà del ventesimo secolo.

© VIVIAN MAIER, 1954, NEW YORK, NY
© VIVIAN MAIER, 1954, NEW YORK, NY

Per quanto invece riguarda l’attualità, Alex Webb è uno dei più importanti fotografi nella scena mondiale contemporanea. Conosciuto per le sue composizioni fotografiche dai colori vibranti, scattate spesso in posti scenari di tensioni socio-politiche. La complessità delle sue fotografie si articola su alcuni punti fondamentali:
-la cura dei vari livelli prospettici
-la ricerca dei soggetti e delle inquadrature adatte
-l’attenzione per le luci, poiché lavorando con il colore, non risulti spento o monotono
Riguardo la street photography, Webb dice “La fortuna gioca un grande ruolo… ma non sai mai cosa succederà. Ciò che è più eccitante è quando accade l’inaspettato, e tu riesci a essere lì, nel posto giusto al momento giusto – e premi il pulsante al momento esatto. La maggior parte delle volte non funziona però in questo modo. Questo tipo di fotografie sono per il 99.9% fallimenti.” Pubblicherà anche svariati libri fotografici, basati sui suoi viaggi e le sue esperienze di vita. Tra i più famosi: “Violet Isle: a Duet of Photographs from Cuba” in collaborazione con la
moglie, Rebecca Norris, poetessa e fotografa.

Alex Webb Baseball fans, Sancti Spiritus. Cuba. 1993. © Alex Webb | Magnum Photos
Alex Webb Baseball fans, Sancti Spiritus. Cuba. 1993. © Alex Webb | Magnum Photos

Altra figura di spicco in questo campo, che concentra la sua attenzione sui soggetti incontrati durante i suoi viaggi, è Marc Riboud, fotografo giovane prodigio che nel ’37, appena quattordicenne, presentò i suoi scatti alla Expo 1937. In età adulta assistette come fotoreporter ai più importanti eventi della cronaca internazionale del Secondo Novecento. Nel 1965 era in Cina, dove stava per essere lanciata da Mao Zedong la Grande rivoluzione culturale; ne trasse il libro Les Trois Bannières de la Chine. Il suo lavoro in tutto il mondo è considerevole, soprattutto se pensiamo che scattare nel 900 era un’operazione affidata alle sole pellicole.

©MARC RIBOUD, La mensa, Anshan, Cina, 1957
©MARC RIBOUD, La mensa, Anshan, Cina, 1957

Stampa alla gelatina d’argento

Shin Noguchi, nato nel 1976, è un premiato fotografo di street, con sede a Kamakura e Tokyo, in Giappone. Descrive la sua fotografia come un tentativo di catturare straordinari momenti di eccitazione, umanesimo e bellezza nel flusso della vita quotidiana. Con il suo approccio discreto, poetico ed enigmatico alla sua arte, Shin cattura le sottigliezze e le complessità della cultura giapponese. Afferma: “I soggetti mi dicono il significato e il valore della vita. Scattare una foto è affermare l’esistenza delle persone – l’esistenza del karma umano – ed è anche un’opportunità per affermare la mia stessa esistenza e accettarla così com’è”. Per Shin, la street photography proietta sempre la “verità”, non necessariamente quella visibile, ma quella insita nella società, nelle strade, nella vita delle persone. Come asserisce nell’intervista nel 2018 per il sito IN FRAME “Fotografare le persone con la macchina fotografica è, per me, come dire «ciao». A volte uso la bocca per questo, a volte i miei occhi e talvolta la mia Leica, tutto qui. Mi piace molto «parlare» con le persone per strada, ma comunque se uso la macchina fotografica, uso sempre il mirino, non mi nascondo.”

© Shin Noguchi, Seaside Park, Kamakura, Feb 2019
© Shin Noguchi, Seaside Park, Kamakura, Feb 2019

La street photography, è un genere prediletto, come evidente, dai fotografi viaggiatori, che lo adoperano per dare uno spaccato più “intimo” dei luoghi che visitano, e delle esperienze e persone che incontrano nel loro viaggio. Sembra quasi una contraddizione la ricerca di intimità in luoghi pubblici, ma uno degli esempi più noti è il lavoro di Walter Rothwell. Egli vaga per le città scenario dei suoi servizi fotografici, riuscendo a catturare momenti che condivide con lo spettatore rendendolo partecipe appunto di questa sorta di intimità, immortalando un momento, un gesto o un’espressione, tra la folla. È vincitore plurimo di award, pubblicato a livello internazionale e le sue fotografie sono possesso di collezioni private e nazionali. Con oltre 30 anni di esperienza, il suo lavoro è stato esibito, tra il resto, al Paris Salon de la Photo, Saatchi Gallery London, The Mall gallery London. Nel 2015 è co fondatore del Street Photography International Collective, che ha attualmente il più grande account instagram
dedicato al genere.

https://www.walterrothwell.com/gktvymjpvlwxdrc1l0w8epzu7bk06e

©Walter Rothwell, Giza, Egypt.
https://www.walterrothwell.com/gktvymjpvlwxdrc1l0w8epzu7bk06e
©Walter Rothwell, Giza, Egypt.

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