Telestar, essere autentici (è molto più semplice)

Di Gloria Massinelli

Telestar è un progetto che nasce nel 2008 in Toscana e, da allora, si muove vorticosamente tra sonorità anni ’80 e attitudine cantautoriale, sempre alla ricerca di un linguaggio delicato e autentico. Abbiamo parlato con Edoardo del significato della distanza, del valore di una dedica e di come la creatività espressa attraverso la musica, oggi considerata un’attività non essenziale, sia tuttavia fondamentale per dare una forma alle nostre esistenze.

Qualche giorno fa è uscita la versione pianoforte e voce di Come stai, qual è la funzione
della creatività nella complessità del nostro presente? E che ruolo ha avuto nella tua
vita?

Credo che in generale la creatività sia qualcosa di fondamentale all’esistenza umana, è la cosa che indirizza i destini delle persone verso direzioni e forme diverse. Per gli artisti la creatività è qualcosa di essenziale alla loro sopravvivenza intellettuale ed emotiva. Per chi usufruisce della creatività altrui credo che ci sia un vantaggio dettato dal vivere meglio. Nella mia vita la creatività c’è sempre stata. Ho sempre scritto canzoni anche prima di imparare a toccare uno strumento. Ho sempre giocato con la musica e considerato la sua parte creativa come un divertimento fin da subito. Le prime cose che scrivevo a chiamarle canzoni ci vuole coraggio, ma erano già un manifesto di una gran voglia di esprimermi.

Cosa è cambiato, nel suono e nelle parole, dal primo disco ai tuoi ultimi lavori?

In “Purosangue”, l’ultimo disco, c’è un’attitudine molto più cantautoriale rispetto ai primi lavori dove i dischi erano concepiti da band in sala prove. In questo disco sono partito dalla scrittura piano voce e chitarra. Ho sempre pensato che se una canzone funziona piano e voce oppure chitarra e
voce poi andrà bene più o meno in qualsiasi veste di arrangiamento. Questa è stata la logica selettiva per i pezzi di Purosangue, la produzione e l’arrangiamento hanno fatto il resto.

Qual è la poetica di fondo delle tue canzoni?

Non la definirei proprio una poetica quella che sta dietro le mie canzoni. Quando scrivo cerco di descrivere sensazioni molto reali e tangibili. Anche nel linguaggio cerco di essere molto reale e vero. Credo molto nella autenticità delle parole e penso debbano combaciare con il tuo modo di
parlare ed essere nella vita reale. Non sopporto i cantanti cantautori che scimmiottano una personalità o un’attitudine che non li rappresenta, li trovo abbastanza inquietanti.

Quale musica ascolti nei periodi di scrittura dei brani?

Non c’è qualcosa in particolare che ascolto nei periodi di scrittura. Diciamo che ascolto sempre musica nuova e mi piace essere aggiornato sulle uscite internazionali e nazionali che più mi interessano. Posso dirvi che adesso per ispirarmi ai nuovi pezzi sto ascoltando i dischi di Kurt Vile,
Matt Berninger, Sharon Van Etten e anche qualcosa di più datato come Lennon, Tom Waits, L.Cohen.

Le tue canzoni hanno spesso i tratti di lettere messe in bottiglia e affidate al mare. Per chi si scrivono le canzoni?

Credo che ognuno inizialmente scriva le canzoni per se stesso e poi se è fortunato riesce a dedicarle a qualcuno. Io spesso sono autobiografico anche quando scrivo in terza persona.

Qual è il tuo rapporto con la distanza?

In generale non mi piace stare solo quindi cerco sempre compagnia. Questo per dire che se potessi inviterei sempre 30 persone a cena a casa mia e starei sempre a fare del casino. Odio stare distante dagli altri, in questo periodo ancor di più.

Alla vigilia dell’uscita di Purosangue, hai ringraziato Matteo Cantaluppi per “avergli tirato fuori l’anima producendolo e mixandolo”, come è stata impostata questa collaborazione?

Conosco Matteo da qualche anno ed è stato il produttore che mi ha riavvicinato alla musica italiana.
Lavorare con lui è stato speciale e mi ha fatto crescere molto anche nel modo di concepire le canzoni e di vederle sotto prospettive diverse. Il lavoro di “Purosangue” è stato un processo abbastanza lungo e complesso, un po’ difficile da descrivere nel dettaglio.

https://www.instagram.com/p/CGZCk-ZKnQf/

Credi che, il silenzio a cui siamo stati abituati in questi mesi, cambierà il modo di ascoltare ciò che silenzio non è?

Questo periodo di difficoltà ha portato al pettine nodi enormi che già c’erano. Purtroppo l’Italia non è un paese fortunato per la musica e fa una gran fatica a considerare la musica al pari di altre cose essenziali.
Nonostante questo, è comunque un paese bellissimo nel quale possiamo consolarci con altre cose. Non so, credo che all’industria musicale servano delle idee nuove per essere sostenibile.

Stai già lavorando ad un nuovo capitolo della tua narrazione?

Sì certo, sto lavorando alle canzoni che faranno parte del mio prossimo disco. Ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma stanno già prendendo una forma interessante.

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