Uno sguardo sul mondo: la rivoluzione soul di What’s Going On

Quello che a ragione è considerato il capolavoro di Marvin Gaye – e sotto vari aspetti il più importante disco soul di sempre – ebbe una genesi a dir poco travagliata. Forse non avrebbe nemmeno mai visto la luce se un dirigente della Motown non avesse pubblicato What’s Going On (la canzone) all’insaputa del padre padrone dell’etichetta Berry Gordy. Il buon Berry infatti dopo averla ascoltata la definisce “la peggior cosa che abbia sentito in vita mia”, forse lasciandosi in parte influenzare dal suo contenuto, da ciò che quel brano rappresenta. Vuole che Marvin tratti ancora argomenti adolescenziali e spensierati e non temi a sfondo politico e sociale che, si sa, non hanno lo stesso appeal commerciale. Quando però quel singolo vede la luce per vie traverse nel gennaio del ’71 e vende centomila copie in un giorno, il risoluto boss si ricrede e chiede al cantante di registrare un intero album intorno a quel successo, lasciandogli carta bianca.

Marvin Gaye arriva a quel punto di svolta della sua carriera dopo un paio d’anni alquanto tormentati. La morte della cantante e collega Tammi Terrell e la crisi matrimoniale con la moglie Anna Gordy – per inciso, sorella di Berry – lo fanno scivolare nella depressione e nella dipendenza sempre più forte da cocaina, portandolo addirittura al tentato suicidio. Smette di esibirsi dal vivo e comincia a ragionare sul suo percorso artistico, sentendosi imprigionato nel ruolo di marionetta sforna hit. Ha già trentuno anni, dieci album e una sfilza di classici soul alle spalle, ma avverte che è giunto il momento di riconsiderare l’intero concetto di quello che vuole comunicare con la sua musica. Complici le lettere che il fratello gli ha mandato dal Vietnam e una canzone (l’embrione di What’s Going On) consegnatagli da Obie Benson dei Four Tops dopo che era stata scartata dal gruppo perché troppo impegnata, Marvin inizia a sviluppare una specie di concept dal punto di vista di un reduce del Vietnam che ruota attorno a temi come le ingiustizie razziali e sociali, le disuguaglianze e la violenza che ne scaturisce, le droghe pesanti e la guerra, la spiritualità e l’ecologia.

Per realizzare What’s Going On Marvin Gaye si avvale dei fidati Funk Brothers, turnisti di casa Motown, ma coinvolge anche membri della Detroit Symphony Orchestra e altri musicisti della scena jazz. Vuole che l’album suoni come qualcosa di mai sentito prima, e di fatto condurrà la musica soul verso territori inesplorati. Alle eleganti linee di basso abbina percussioni e congas formando una base ritmica dalla forte impronta latina alla quale contrappone archi, ottoni e una voce – a detta dello stesso cantante – mai così a fuoco. La band viene lasciata libera di improvvisare e lavora in un’atmosfera super rilassata tra i fumi di marijuana, con i microfoni tenuti aperti anche durante le prove o tra una chiacchiera e l’altra. Basti pensare che nella title-track la parte di sassofono nasce per caso, con Eli Fountain che stava suonando quasi per gioco, mentre l’idea di sovraincidere la propria voce deriva da un errore in fase di missaggio – errore che piace così tanto a Marvin da utilizzare l’espediente più volte nel disco. Le canzoni scivolano una dentro l’altra a ribadire l’idea di concept: nove tracce che si muovono sinuose tra funky (Mercy Mercy Me (The Ecology), What’s Happening Brother), gospel (God Is Love, Wholy Holy) e jam latin-jazz (Right On). Menzione d’onore inoltre anche per la conclusiva Inner City Blues (Make Me Wanna Holler), un blues dalle venature funky sorretto dal basso armonioso e impeccabile di Bob Babbit incentrato sulle situazioni di povertà in cui versano certi quartieri americani. Alla fine del brano le strofe si riallacciano a quelle di What’s Going On, come a voler chiudere il cerchio di questo densissimo song cycle.

In breve tempo l’album diventa il più venduto della Motown e dello stesso Gaye – record poi superato un paio d’anni dopo dall’altrettanto imperdibile Let’s Get It On. A cinquant’anni dalla sua uscita What’s Going On rimane un’opera fondamentale in grado di deviare il percorso del soul e senza la quale una grossissima fetta di black music sarebbe inimmaginabile.

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