Via delle Rose 01

Via delle Rose è una delle vie di Cult di Centocelle, uno dei miei quartieri preferiti di Roma. Bonni & Pachino ci sono cresciuti, ci vivono e vogliono collegarla a Madchester. Scopriamo come.

Idea. Naming. Stile. di tutto un pò: come nasce il vostro progetto? cosa lo ispira?


Bonni: Il nostro progetto nasce nel marzo 2017 come un gioco nella cameretta di Pachino, nonostante oggi il progetto esca come solista a mio nome siamo sempre stati un duo, un sodalizio. Nasce con l’idea di fare la musica che piace a noi, di far congiungere i generi che abbiamo nel background (Britpop, elettronica, dance, ecc.) in un prodotto unico, cercando di mantenere una nostra attitudine pur ispirandoci ai mostri sacri della musica elettronica, su tutti Stone Roses e New Order. Ci tengo a ricordare che questo progetto non sarebbe stato lo stesso senza l’aiuto dello street artist e amico Disgusto, è stato il primo a credere in noi.

Pachino: Nasce quando Alessio mi chiama ormai quasi 4 anni fa e mi dice vengo a casa tua, ho scritto un testo proviamo a farlo con la chitarra. Fino a quel momento credevo la musica fosse facile, prendi una chitarra fai 2 accordi e hai fatto (in quel periodo era in totale esplosione l’indie italiano, due accordi e via), e da bravi ventenni ci siamo accodati. Poi ho capito quanto sia difficile fare musica, concepirla, realizzarla, e trasmettere qualcosa. Forse anche per questo siamo acerbi, non l’ho ancora realizzato del tutto.

Un anno senza live, senza eventi. come lo state vivendo? quanto manca la possibilità di far toccare la vostra idea al vostro pubblico?


Bonni: Da clubber incallito soffro molto la chiusura dei locali, stiamo preparando altri brani in aggiunta all’Ep uscito a dicembre VDR01 per Via delle Rose e non vedo l’ora che questa situazione finisca per veder ballare la gente nei locali in cui suoneremo. Il nostro scopo principale è far diventare le persone portandole nel nostro mondo.

Pachino: Io la vedo diversamente. Finalmente meno live del cazzo. Mi sono rotto il cazzo dei live nei locali, delle 10 persone. Ormai la musica viaggia su internet, perché qualcuno mi deve scoprire dal vivo?
La gente per vedermi deve pagare anche se non sono nessuno. Senti la mia musica su internet, ti piace? Vieni al live e mi dai il mio misero cachet.
Se io sento un artista che non conosco, mi piace, lo approfondisco, vado al live. Dal mio punto di vista ormai è questa la via. Suonare per farsi scoprire davanti gente a cui di te non frega un cazzo è deprimente. Ho sentito parecchia gente live e pure avendola scoperta non sono andato a sentire il loro disco su Spotify, qualcosa vorrà pur dire.
Il vero problema è solo la distribuzione del tuo prodotto che costa tempo e sopratutto denaro.

Via delle rose è una delle vie più cult di centocelle, tra i quartieri di maggior fermento della capitale: quanto influenza il quartiere sul vostro concept?


Bonni: Siamo legati visceralmente al nostro quartiere, lo viviamo e lo respiriamo quotidianamente (DPCM permettendo), cercando di portarlo il più possibile all’interno delle nostre canzoni, siamo ragazzi di periferia ed assistere all’upgrade che sta vivendo Centocelle mi rende orgoglioso e felice, nel giro di un anno hanno aperto decine di locali, ognuno con proposte diverse dall’altra. Noi siamo legati ad un locale in particolare, lo sentiamo come una seconda casa, il pub Festinalente, il mio sogno è farlo diventare il nuovo The Hacienda.


Pachino: Il progetto Via Delle Rose nasce proprio dal movimento che si è creato intorno la via dove abitiamo. È casa, conosci tutti, e mi piacerebbe farla diventare un hub di artisti, sia nella vita reale che in digitale. Per questo ho aperto il canale youtube, e per questo la musica è uscita li. Ma siamo solo all’inizio, io vorrei andare più veloce ma il mondo è fermo e anche i ragazzi sembra abbiano perso la voglia di sperimentare.
Anzi faccio un appello, se avete roba interessante mandatela a Via Delle Rose, sicuramente verrà apprezzata.

Artista preferito


Bonni: Questa è una domanda alla quale è quasi impossibile rispondere, però se devo considerare il peso e l’impatto che hanno avuto sulla mia adolescenza e sulla mia cultura musicale dico Oasis, più nello specifico la figura di Liam mi ha plagiato.

Pachino: A 15 anni volevo essere Alex Turner che suonava con la chitarra a Glasto. Mi emozionavo semplicemente vedendolo salire sul palco (forse anche ora).
A quasi 25 anni forse ti dico Paul Kalkbrenner.
Anche se negli ultimi mesi ho ascoltato solo Godford (produttore francese anonimo), a mio parere ha fatto il disco dell’ anno.

Canzone preferita

Bonni: Ne ho due a pari merito: Listen Up degli Oasis e Bizarre Love Triangle dei New Order.

Pachino: Troppo difficile. Forse Don’t Look Back in Anger, ma dipende dallo stato d’animo.

Il total look per il vostro debutto sul palco


Bonni: Senza ombra di dubbio il mio dovrà essere eccentrico, ci sono molti brand che mi piacciono, da quelli più casual (stone island, cp company, lacoste…) fino a mamma Nike. Cercherò di far coincidere il club e lo stadio.

Pachino: Come siamo adesso. Puri e sinceri. Odio l’ostentazione di qualcosa che non si è. Essere non apparire è alla base di tutto.

Progetti futuri


Bonni: Sicuramente un disco, dal momento che faccio parte del roster dell’etichetta indipendente fondata da Pachino Via delle Rose, vorrei cimentarmi in altre tipologie di arte, collaborare con qualche grafico per fondare una linea di merch per la label, ho qualche idea che bolle in pentola, spero di realizzarla al piu presto.

Pachino: Tanti, tantissimi troppi. Il problema è che non sappiamo quando si. ripartirà con una vita più o meno normale. Sicuramente organizzo un festone e ti invito.
Poi sviluppare il progetto Via Delle Rose, promuovere ragazzi, fare uscire la mia musica personale.
E fare un’altra festa.

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